C’è un momento, nella vita amministrativa di una città, in cui le parole arrivano puntuali. Peccato che arrivino dopo i fatti. È successo al Comune di Teramo, che ieri, tramite l'assessore Filipponi, ha diffuso un comunicato per rassicurare i cittadini: le luminarie natalizie sarebbero rimaste accese fino al 18 gennaio. Una buona notizia, visto il rinvio delle manifestazioni, se non fosse che – al momento della diffusione della nota – gran parte di quelle luminarie era già stata rimossa. Sparite quelle di Piazza Martiri, smontate in numerose vie centrali, evaporata l’atmosfera luminosa che aveva accompagnato le feste. A restare accese sono soltanto quelle lungo i corsi principali, come testimoni silenziosi di una promessa arrivata fuori tempo massimo. Il risultato è un cortocircuito evidente tra il dire e il fare. O, peggio, tra il comunicare e l’agire. Perché annunciare una scelta quando la realtà racconta già altro? A chi parla quel comunicato: alla città che cammina ogni sera sotto lampioni ordinari, o a una versione ideale di Teramo che esiste solo sulla carta? Non è una questione di luci, sia chiaro. Le luminarie sono un dettaglio, un contorno. Ma proprio nei dettagli si misura la credibilità di un’amministrazione. Se la città vede spegnersi le decorazioni mentre legge che resteranno accese, il messaggio che passa non è quello della continuità natalizia, bensì quello di una comunicazione scollegata dalla realtà. E così, mentre le ultime luci resistono sui corsi, resta la sensazione di un annuncio tardivo, come un biglietto augurale recapitato a feste finite. Perché a Teramo, almeno questa volta, le luminarie si sono spente prima delle parole. E il buio, quello sì, è arrivato puntuale.
ELISABETTA DI CARLO

