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Screenshot_2026-01-29_alle_06.07.22.pngC’è un momento, nella vita amministrativa di una città, in cui il confine tra pianificazione e improvvisazione diventa talmente sottile da sparire del tutto. A Teramo quel momento sembra essere arrivato quando, dovendo trovare una casa provvisoria al consiglio comunale, l’idea più brillante partorita è: andare in Provincia ms senza averlo neppure chiesto al presidente Camillo D'Angelo. Sì, proprio così. Il Comune che non sa dove riunirsi bussa alla porta del vicino di pianerottolo. Un po’ come lo studente che dimentica i compiti e chiede di copiarli al banco accanto, ma con qualche milione di euro di bilancio e un bel po’ di responsabilità in più.

Il Parco della Scienza diventerà teatro. Bene. Scelta legittima, nobile, culturalmente ineccepibile. Peccato che qualcuno si sia accorto solo dopo che da qualche parte, nel frattempo, i consiglieri comunali dovranno pur sedersi. E qui entra in scena l’Ipogeo, che potrebbe essere adattato con impianto fonico, streaming e dotazioni varie. Costo stimato: tra i 40 e i 50mila euro. Una cifra che, nel magico mondo delle opere pubbliche, equivale più o meno al prezzo di un lampadario medio. Troppo. Inaccettabile. Uno spreco. Meglio evitare. Il presidente Alberto Melarangelo e il sindaco dichiarano di non voler spendere questi soldi, a questo punto ci permettiamo una piccola domanda: "non basterebbe spostare l'impianto che si trova al Parco della Scienza?

Perché investire su uno spazio comunale quando si può sperare nel ritorno alla sede storica di piazza Orsini, dove però non solo non sono partiti i lavori, ma non è stata nemmeno bandita la gara d’appalto. Un dettaglio. Trascurabile. Un po’ come progettare una crociera senza avere la nave.

Nel frattempo, l’illuminazione: usare la sala consiliare della Provincia. Già pronta, già attrezzata, già tutto. Una soluzione talmente pratica da sembrare geniale. Se non fosse che parliamo di un consiglio comunale che rischia di non starci nemmeno dentro, per un banale problema di banchi insufficienti. Ma sono dettagli, anche questi.

Il ragionamento ufficiale è persino elegante: bisogna “lasciare il Parco della Scienza agli eventi culturali”, dice Melarangelo. Sacrosanto. Però, curiosamente, nessuno sembra considerare che anche la politica, nel suo piccolo, avrebbe bisogno di spazi dignitosi, stabili e programmati. Magari non è cultura, ma è pur sempre democrazia.

Il quadro che ne esce è affascinante: una città senza teatro, un teatro che nascerà dove prima si faceva altro, un consiglio comunale in esilio volontario e un municipio fantasma che esiste più nei comunicati che nella realtà. Un urbanismo concettuale, quasi artistico. Forse è questa la vera svolta culturale di Teramo: trasformare ogni problema logistico in una performance.

Nel frattempo i 40-50mila euro restano lì, osservati con sospetto, come se fossero un’eresia contabile. Meglio arrangiarsi, chiedere ospitalità, spostarsi, adattarsi. Del resto, perché costruire soluzioni quando si può collezionare soluzioni provvisorie? Alla fine, il rischio è uno solo: che mentre si aspetta il ritorno al vecchio municipio, qualcuno si dimentichi perfino dove si era partiti. Ma in compenso Teramo potrà vantare un primato: l’unico Comune in cui il consiglio comunale funziona in trasferta. Una sorta di tournée istituzionale.

Elisabetta Di Carlo