Ancora una volta San Nicolò a Tordino si ritrova ostaggio dei disservizi, ancora una volta senza spiegazioni, senza avvisi, senza interventi tempestivi. All’uscita e all’entrata sulla Teramo-Mare, in direzione e provenienza da San Nicolò, gli impianti semaforici risultano completamente spenti, trasformando uno snodo cruciale in un pericoloso punto di conflitto. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: traffico paralizzato, code interminabili e automobilisti immobili, spaesati, costretti a fissare un impianto che dovrebbe regolare la circolazione e che invece è ridotto a un inutile palo spento. Nessuna segnalazione alternativa, nessuna presenza di personale, nessuna indicazione su cosa stia accadendo. Una situazione che va ben oltre il semplice disagio. Qui si parla di sicurezza stradale, messa seriamente a rischio in una zona ad alta percorrenza, frequentata quotidianamente da pendolari, lavoratori, famiglie e mezzi pesanti. Basta un attimo di esitazione o una manovra azzardata per trasformare il caos in tragedia. E mentre gli automobilisti si arrangiano come possono, il Comune resta in silenzio. Nessun comunicato, nessuna informazione sui tempi di ripristino, nessuna assunzione di responsabilità. Tanto per cambiare. Non è più accettabile che problemi di questo tipo vengano trattati come se fossero inconvenienti di poco conto. Un semaforo spento non è una lampadina fulminata: è un presidio di sicurezza mancante. E quando mancano i presidi, qualcuno dovrebbe rispondere. I cittadini chiedono solo ciò che dovrebbe essere normale: impianti funzionanti, manutenzione puntuale e interventi rapidi. Non promesse, non giustificazioni, ma fatti. Perché la pazienza, come i semafori di San Nicolò, sembra ormai essersi spenta.
Elisabetta Di Carlo

