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A Genova abbiamo vissuto la commozione di una tragedia che ha coinvolto tutti.
Certamente. Ma questo dolore misto a rabbia, incredulità e fatalismo non è bastato per convincere gli organi competenti a fermare il campionato, questo campionato che presenta
nel suo cielo tante stelle, ma che sembra avviarsi con l’oscurità di una profonda tristezza.
Scendono in campo Chievo e Juventus e poi Lazio e Napoli.
C’è l’esordio in campionato di Cristiano Ronaldo in uno sventolio di bandiere, canti e gioia mentre abbiamo davanti agli occhi quella vignetta dei due tifosi di Genoa e Sampdoria che si danno la mano e che simbolicamente ricostruiscono quel ponte con la forza della vicinanza alla tragedia. Il mondo del calcio passa improvvisamente da un legame a mani unite con una comunità nel dolore ad un distacco distratto che lo colloca lontano dalla società reale. C’è il dramma e c’è la voglia di andare avanti con una forza solidale che supera ogni rivalità. Anzi, in questo caso, la diversa fede calcistica unisce, fa capire che quelle magliette fanno parte della città e che le bandiere delle due squadre possono dar vita a un vento di vera solidarietà. Nella vignetta c’è la tragedia ed insieme la voglia di ricostruire, non soltanto un ponte, ma un tessuto sociale di cui Genova ha bisogno proprio ora che sembra isolata da tutto. Si poteva almeno devolvere gli incassi delle partite a favore delle vittime del dramma di Genova e per la ricostruzione, ma il lunedì si parlerà della prodezza di quello e del gol di quell’altro, di un rigore dato e di un altro sfuggito all’occhio del Var, delle stelle lucenti e delle delusioni impreviste. E si capirà come mai il nostro calcio non è neppure andato agli ultimi mondiali. Perché è fuori, proprio fuori, dal mondo.
Del resto in Italia e in Abruzzo non si sono fermati i concerti (Bandabardò, J-ax, Fabrizio Moro), non si sono fermate le feste ne i fuochi d’artificio, non si fermano le sagre vibratiane. Ma l’aperistreet si deve fermare. L’aperistreet offende i morti. L’aperistreet è contro la vita. L’aperistreet manca di rispetto. L’aperistreet fa ubriacare i nostri poveri giovani indifesi che normalmente bevono la Fanta. L’aperistreet è illegale. L’aperistreet è diseducativo. L’aperistreet vende la droga. L’aperistreet è il diavolo e l’aperistreet deve essere messo alla gogna con tutto il suo inventore Franceschiello (nella foto scattata ieri durante i preparativi al porto di Giulianova), mentre si annuncia il suo sbarco a Pioazza Euclide a Roma per la festa del cinema di Roma.
Abbiamo letto di tutto in questi giorni. Insulti, minacce, possibili ricorsi. L’invidia contro gli imprenditori dello spettacolo non conosce più limiti. I successi del Manakara, del Gattopardo, degli spettacoli live in genere pensati, programmati, organizzati da imprenditori che con i loro soldi investono, rischiano, fanno lavorare gente, creano divertimento, danno spazio ai giovani, alimentano il turismo e ricavano i giusti profitti dei loro sani investimenti, quest’anno in Abruzzo hanno scatenato come non mai la folla dei derelitti umani incapaci di pensare oltre le prossime tre ore, gli ebeti della tastiera e gli zombi che la notte che vivono invidiando le vite altrui.
Da quando esistono i social network, il numero di confronti ha avuto un incremento logaritmico e questo è un fatto assai positivo. Tuttavia, trovato uno strumento di progresso, c’è sempre qualche “personaggetto misero” che trova il modo di abusarne o di rovinarlo con un uso del tutto sbagliato. Sono così spuntati e aumentano quelli che vengono chiamati “i leoni da tastiera”, ossia poveretti, individui miseri, gente squallida e sconosciuta che ruba sul profilo Facebook altrui, con l’unico scopo non già di contestare più o meno civilmente ciò che hai detto o fatto o proposto, ma anzi con l’intento unico di insultarti, di offenderti o, nei casi più gravi, minacciarti personalmente.
Da queste colonne noi abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere tutti coloro che si impegnano per una provincia e una regione più bella, più ricca di eventi, più vivibile. E gli auguriamo di non smettere mai. Anzi sapete che c’è, all’aperistreet noi ci andiamo.


LEO NODARI

(nella foto uno degli aperistreet di Teramo)

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