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banca popolare bari logoIl Tribunale di Teramo ha emesso lunedì una sentenza in favore di quattro risparmiatori che avevano investito quasi 200.000,00 € in azioni della Tercas nel 2006. I risparmiatori avevano denunciato il comportamento non corretto della Tercas nel vendere loro i titoli azionari in occasione dell’aumento di capitale del 2006. Si tratta di una delle prime sentenze sui cosiddetti titoli illiquidi, cioè su strumenti finanziari particolarmente rischiosi in quanto non quotati in borsa. E’ solo un’altra multa per la Banca Popolare di Bari che segue le sanzioni della Consob: quelle da 55mila euro per la gestione dei servizi di investimento nell’aumento di capitale del febbraio 2013 e quelle da 2,6 milioni comminate alla banca, e ai vertici aziendali, per irregolarità e omissioni informative sulla determinazione del prezzo delle azioni.  Comunque una bella mazzata per la Banca Popolare di Bari che, proprio oggi, si appresta a compiere i primi passi verso il rafforzamento patrimoniale. Non tanto per i 200.000,00 euro ma per le pesanti ripercussioni che potrebbe avere questa sentenza nei prossimi probabili giudizi.
Per la odierna riunione il consiglio di amministrazione è convocato per “esaminerà e delibererà in merito al nuovo piano industriale e al conseguente rafforzamento patrimoniale”. E’ prevista infatti la presentazione del nuovo piano industriale strategico triennale, predisposto dal nuovo management insieme all’advisor Rothschild per il rilancio della Banca, che è un istituto (come la Popolare di Sondrio) che non ha ancora applicato la riforma sulle banche popolari emanata dal governo Renzi, che attende il via libera dall’imminente pronuncia della Corte di Giustizia Europea chiamata in causa dal Consiglio di Stato il 26 ottobre scorso.
Questo piano industriale che il Cda si apprestava ad approvare, fino a pochi giorni fa prevedeva una ripatrimonializzazione di 500 milioni di euro (300 dei quali raccolti da un aumento di capitale aperto al mercato, gli alti 200 milioni raccolti mediante un private placement rivolto agli investitori istituzionali) per fare fronte soprattutto ai forti crediti deteriorati. Ma non è più così. Il Cda sembra aver cambiato idea optando per un rinvio dell’aumento di capitale - benché sul tavolo da mesi - in attesa di maggiori dettagli sulle condizioni di salute della banca. Dunque, per ora, la Popolare di Bari gioca in difesa, varando si un nuovo modello di governance ma con la trasformazione solo parziale in Spa, con lo scorporo delle attività bancarie da una holding. E si limiterà solo a emettere un bond subordinato per poi, forse, procedere in primavera con eventuali nuove misure. Dunque bloccando il progetto a cui sta lavorando da mesi il nuovo/vecchio capo azienda, Vincenzo De Bustis, che voleva trasformare subito la banca in una spa, dopo che finora Popolare di Bari si è opposta alla legge del 2015 che ne impone la conversione.
Per capire meglio è necessario ricordare che Vincenzo De Bustis nel ruolo di amministratore delegato alla Popolare di Bari è  un ritorno in Puglia - dopo alcuni anni passati ai vertici di  Deutsche Bank Italia e Monte dei Paschi di Siena – voluto proprio dal Presidente Marco Iacopini. De Bustis aveva lasciato la Popolare di Bari da direttore generale (carica ricoperta dal 2011 al 2015) ed è tornato dopo quasi quattro anni, da amministratore delegato. Va ricordato anche che il nome di De Bustis a Bari è legato alla controversa acquisizione di Banca Tercas in via di chiarimento nelle aule dei Tribunali. Acquisizione ispirata dalla Banca d’Italia alla Popolare di Bari che esaudì gli auspici informali della Vigilanza di Bankitalia. “Per quell’acquisizione, finanziata con due aumenti da 330 milioni – ha scritto il quotidiano La Repubblica – Consob ha chiesto per De Bustis, i tre Jacobini e il vertice bancario multe per 2,6 milioni, per la determinazione del prezzo d’aumento, le omissioni informative nei prospetti e una profilatura clienti poco attenta alla loro propensione al rischio”. La multa, subito dopo la richiesta di sanzioni, è stata sospesa dalla Corte d’appello di Bari, dov’è in corso il procedimento tra le parti di cui avranno notizia i nostri nipoti
Allora perché questa frenata ? Una idea me la sono fatta. Intanto diciamo che parliamo di una banca che da molto tempo è nei radar di chi segue e di chi controlla le vicende del credito in Italia. Lo è soprattutto per il perdurante equivoco sulla sorte degli azionisti esistenti, che da tempo tentano di vendere le loro quote ma non trovano compratori nemmeno a prezzi di saldo (o meglio, di stralcio 2,50 €). Sappiamo che l’istituto ha perso 140 milioni nei primi sei mesi del 2018. Sappiamo che nel bilancio 2017 avvisava di aver avuto “difficoltà” a reperire risorse finanziarie sul mercato, cosa che non lascia sbigottiti visti i crediti deteriorati pari a più di un quarto del totale dei crediti (2,571 miliardi). Sappiamo che il tasso di copertura totale era pari al 39,0%, contro una media vicina al 50% per Carige. Sappiamo che l’emissione obbligazionaria ha volumi scambiati pressoché inesistenti. Sappiamo infine che il richiamo a diventare “polo aggregante” creditizio nel Mezzogiorno (da qui la conseguente acquisizione della dissestata Tercas che controllava CariPE) in termini di copertura dei crediti, forse è stata troppo forte. A questo punto la situazione della Popolare di Bari –per ora formalmente non in crisi – mi appare insidiosa. Davanti a se ha un obbligatorio piano di aumento di capitale e trasformazione da cooperativa in società per azioni che dovrà essere al più presto approvato dall’assemblea dei 70.000 soci. In Puglia già si preannuncia uno psicodramma simile a quello delle banche venete, quando i soci furono chiamati a votare su due alternative entrambi dolorose: bocciare la Spa e aumento, con tutti i rischi per la solidità della banca, o votare a favore della proposta, autocertificando così il sostanziale azzeramento del valore delle proprie azioni . Solo che non sta scritto da nessuna parte che si reperiranno nuovi soci.
L’occasione è dunque propizia per riascoltare e rileggere tutto il copione delle italiche lamentazioni: la Puglia e Bari non possono perdere la loro amata banca del territorio, che così bene ha fatto sinora; squillino le trombe ed entri lo Stato! Avremo così una nuova banca che “presterà a famiglie e imprese”, miei cari compatrioti. Leggeremo poi anche il solito copione sulla cessione di sofferenze: a chi ? A noi!

Leo Nodari

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