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“Basta ricchioni! Dovrete tornare a nascondervi ! Quando comanderà solo il capitano Salvini sarà vietato essere frocio, come quando c’era lui, come quando lo si guardava con disprezzo, veniva esiliato, arrestato, bastonato, perché essere froci era non solo una vergogna, ma addirittura un turpe reato, un abominio”. Così scrivevo dieci giorni fa. Ma non chiamatemi profeta.
Salvini ha scavato nel fango, ha estratto il mostro razzista e populista dal sottosuolo, l’ha mescolato con paura e ignoranza, e lo ha messo su un tavolaccio per risvegliarlo. Abracadabra, e il gioco è fatto. Questo ha fatto Salvini e questo fa il populismo che trova praterie in un paese senza guida, senza ideali, senza riferimenti. Ora l’Italia deve fare i conti con questa creatura che se ne va in giro sulle sue gambe, e di questa creatura lui dovrà rispondere, fino a quando lo divorerà anche lui.
Per quanto questo, oggi, con la modernità ci sembri inconcepibile, quando il direttore del quotidiano è noto per le sue passioni che ti vuoi aspettare ? Quando nessuno lo compra più e i lauti stipendi sono frutto solo di fondi pubblici (cioè soldi di tutti) che ti puoi aspettare? Basta rivolgersi alla gente incazzata che cerca un nemico per sfogare la rabbia per i propri insuccessi, la minore ricchezza, i minori diritti, per la moglie che esce la sera, il marito che beve e non gli si drizza, la figlia che si strafà di canne e psicofarmaci, il figlio che dorme e ti disprezza, gente a cui basta servirgli un nemico, un negro e/o un frocio poco importa, e qualche copia la vendi.
Pochi sanno che (ancora per poco) i contributi diretti ai giornali ammontano annualmente a circa 52.5 milioni di euro, pari all' 84% di tutti i finanziamenti statali alla stampa. Di questi 4 milioni di euro, di soldi buoni, vanno al quotidiano “Libero” di Feltri & Belpietro. Non lo sapevate è vero leoni di tastiera, odiatori seriali che offendete gratis. I vostri idoli per odiare in Tv, per vomitare veleno, per fornire fango si beccano dal 2006 ben 4 milioni ogni anno.
Nel titolo di prima pagina con cui il quotidiano Libero è uscito ieri in edicola, c’è il tentativo becero di insinuare un legame tra due fenomeni, il calo del Pil e l’aumento della visibilità delle persone lgbti, che evidentemente non hanno alcun rapporto diretto di causa effetto. Titoli del genere, così come quello sui terroni, o su Napoli creano discriminazione e fomentano odio. Questa non è informazione. È  solo un titolo ignobile, fatto da un direttore disperato per il crollo delle vendite di copie del suo giornale. Non è che i gay aumentano o gli etero diminuiscono, perché l’orientamento sessuale di una persona non si decide, ma semplicemente si nasce così. È la condizione umana della persona, tutto qui. Se mai oggi, fortunatamente, i gay e le lesbiche di questo paese oggi si dichiarano in famiglia, agli amici e nei posti di lavoro e questa è la condizione e il presupposto fondamentale per essere felice come tutti gli altri. Già soltanto parlare di aumento degli omosessuali significa fraintendere l’informazione che Libero stesso pubblica negli articoli a firma del pluricondannato, pluri sospeso dall’ordine, odiatore Facci, e a seguire della giornalista Giovanna Cavalli che invece riporta con precisione dati e analisi assolutamente rispettabili, che scattano una fotografia interessante. Ma a costo di squalificare il lavoro degli stessi colleghi, per le ragioni dette il direttore ha scelto di puntare, nel titolo, sull’ambiguità e di insinuare ciò che l’articolo non dice. Nel farlo, chissà se se ne rende conto, oltre a dire una falsità, crea un retro pensiero, ammicca a un rapporto di causalità assolutamente strampalato (saranno i gay a far calare il Pil? O le crisi economiche rendono le persone omosessuali? O i gay speculano sulle crisi economiche ?) e istiga all’odio, perché qualsiasi lettura si dia di quel titolo, il sapore che resta è sempre amaro. Libero, d’altronde, usa metodicamente l’hate speech come titolo sensazionalistico: lo ha fatto contro i migranti, i musulmani, le donne, le persone lgbti. Tuttavia, proprio perché a questi titoli corrisponde evidentemente una strategia, non siamo disposti a tollerarli né tantomeno a normalizzarli.
A uno tipo Feltri poco importa se questi deliri trogloditi accentuano in Italia l’omofobia che è ancora oggi, e forse sempre di più, un fenomeno che impatta concretamente nella vita reale delle persone.  Cosa volete che siano 219 storie di violenza omofoba in cambio di 7 copie in più. Cosa volete che contino 4 omicidi, tre di ragazzi molto giovani, tutti riconducibili a un movente omofobico se dire delle stratosferiche puttanate in tv è l’unico modo per dire qualcosa. Cosa volete che sia se un titolo così, rilanciato da tanti, aumenta il bollettino quotidiano dell’oppressione martellante contro gli omosessuali.
Con quel titolo Libero varca il ponte di Einstein-Rosen e ci riporta indietro nel tempo quando essere gay significava la messa al bando o peggio. Ma davvero fa vendere più copie l’omofobia o la caccia al terrone? La risposta è SI.
Siamo passati da “Il mio regno per un cavallo” dell’ implorante Riccardo III nell'omonima opera teatrale di William Shakespeare a “Un morto in più per una copia in più”.
Tra pochi giorni in Abruzzo si vota anche per questo, per difendere i più deboli, i disabili, i diversi, i poveri e non solo, tutti gli insultati da proclami deliranti di quattro rozzi e ignoranti. Si vota per non rivivere il calvario dei ragazzi e delle ragazze vittime di omo-lesbo fobia che può essere talvolta insopportabile. Basta subire, basta nascondersi. Basta dire che sono tutti uguali.
Basta con l’ambiguità. Basta con la paura. Basta stare a guardare senza fiatare. Dobbiamo schierarci. Dobbiamo alzare la testa. Dobbiamo dire tutto il nostro disprezzo per il razzismo ti ogni tipo. Dobbiamo dire con forza da che parte stiamo. Dobbiamo dire chiaramente, senza nasconderci che queste dichiarazioni sono razziste, sono pura follia e tutti e tutte dovremmo denunciare, indignarci, reagire. Ogni indifferente ha permesso questo titolo. Ogni indifferente è complice.
“Oltre l’indifferenza , più grave ancora sono stati i silenzi di chi non mosse un dito per noi“. 

Leo Nodari

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