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traforogran sassoStrada dei Parchi vuole giocare duro: in quanto concessionaria delle autostrade A24 e A25, annuncia la chiusura, il 19 maggio 2019, delle Gallerie del Gran Sasso nella tratta dell’autostrada A24 tra gli svincoli di Assergi e Colledara/San Gabriele per evitare di incorrere in contestazioni correlate a presunti pericoli di inquinamento delle acque di superficie.
Strada dei Parchi vuole fare il furbo: scrive infatti che chiude ma non farà i lavori perché gli interventi di messa in sicurezza individuati dalla Regione Abruzzo sono estranei al rapporto concessorio relativo alla gestione delle autostrade.
Strada dei Parchi vuole prendere in giro gli abruzzesi: chiude ma dice che con le ipotesi di reato contestate non c’entra nulla. E su questo in parte ha ragione alla luce del D.G.R.n. 33 del gennaio 2019, dove risulta chiaramente essere un compito del Governo disporre progetti e coperture finanziarie per la messa in sicurezza definitiva. Ma è opportuno ribadire che la soluzione non potrà passare attraverso la inaccettabile proposta della chiusura minacciata per altri fini, o della realizzazione della terza canna.
Quella della concessione delle autostrade abruzzesi A24 e A25 a Strada dei Parchi del gruppo Toto, da parte di Anas, è di sicuro una storia esemplare italiana, per certi versi incredibile e tortuosa e non senza ripercussioni negative (tra le quali quella più “sentita” è l’aumento dei canoni dei pedaggi).
Dietro una decisione che isolerebbe l’Abruzzo (e non solo il teramano), apparentemente “sine die”, da tutti ritenuta “disastrosa”, “deleteria”, dai più ritenuta “folle”, c’è dell’altro. Lo dimostra il fatto che non è stato proposto il senso unico alternato pur già utilizzato in passato e presente in altri punti della stessa autostrada. Per capire è necessario ricordare che Strada Dei Parchi è concessionaria dell’Autostrada per 28 anni (scadenza 2030) ma, in cambio di lavori di modifica del tracciato e investimenti vari (anche quelli del traforo?), Toto ha chiesto allo Stato di allungare la concessione di altri 20 anni (scadenza 2050) per consentire di poter incamerare per altrettanti anni i pedaggi. La spesa per questi lavori, dai più giudicati inaccettabili, sarebbe di 3 miliardi di euro di cui 2 miliardi pubblici a fondo perduto (tasse dei cittadini) e aumentando la tariffa del 3,50% annuo almeno fino al 2040. I posti di lavoro scenderebbero da 447 unità a 350. Però, in compenso, un calcio alle palle degli utenti non è previsto ?
Totò vuole inoltre cancellare ogni osservazione sui viadotti, su come sono ridotte le pile, sulla manutenzione ordinaria; sui lavori assegnati "in casa" da Strada dei Parchi alle altre aziende del gruppo Toto. Mentre solo dopo aver chiarito questi punti si potrà stabilire se il Concessionario merita o meno di gestire questa infrastruttura strategica per i cittadini abruzzesi e laziali. Perché per i più non lo merita. Poi si potrà, se è il caso, trattare sui contenuti di ulteriori progetti che non dovrebbero concludersi con l'assegnazione diretta delle due autostrade ai nipotini di Toto.
Contro la minacciata chiusura a tempo indeterminato del traforo del Gran Sasso, contro l'ennesimo grave attacco al nostro territorio e alle nostre popolazioni, contro l’atteggiamento vile di chi, assieme all’INFN e alle istituzioni, non può ritenersi fuori dalla problematica, con la mancata risoluzione ad oggi della complessa vicenda della messa in sicurezza dell'acquifero del Gran Sasso, occorre fare molto ma molto ma molto di più. Perché la chiusura – in qualsiasi periodo ma soprattutto alle porte dell’estate – va impedita e scongiurata. E intendo dire che tutti i cittadini devono fare di più. E che non basta che i Sindaci indossino una fascia. E non bastano le parole. Occorrono azioni concrete e determine politico amministrative conseguenti. Contro una società che cerca lo scontro minacciando di affossare una provincia e una regione non bastano le parole pelose e belanti ne le flebili raccomandazioni inutili quanto false.
Occorre dire a voce alta e con azioni eclatanti, tanto da farsi sentire in modo forte e chiaro, che è inaccettabile che si continui a giocare sulla pelle dei cittadini, attraverso la mancata assunzione di responsabilità da parte dei soggetti coinvolti, non affrontando radicalmente il nodo della questione, la cui definitiva risoluzione - dopo decenni di colpevole inerzia da parte della politica e delle istituzioni - oggi non è più rinviabile. L’ “Acqua” non è un “oggetto” ma un valore rispetto al quale tutte le altre esigenze in campo devono passare in secondo piano.  Speravamo che questo fosse un dato assodato, ma non è così.
Quella della messa in sicurezza definitiva della nostra acqua deve essere trattata come un’emergenza di carattere nazionale, da affrontare con immediatezza e soprattutto con risorse finanziarie ingenti, adeguate e immediatamente disponibili. Da non tralasciare, inoltre, la contestuale necessità di poter disporre di strutture di controllo di monitoraggio continuo.
E’ necessario che tutti i cittadini oltre che tutte le istituzioni e tutti gli altri soggetti pubblici e privati coinvolti, sentano ora, subito, un forte richiamo alla responsabilità! E’ necessario che ora, subito si continui a far sentire tutti insieme, con tutti gli strumenti disponibili, la voce dei cittadini, dei lavoratori, dei pendolari, del mondo del turismo, dell’impresa e del commercio che dalla chiusura riceverebbero una mazzata di una violenza dai risultati difficilmente calcolabili per il presente e il futuro.
Leo Nodari

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