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0EACC1EF B853 44A3 AF68 582C20B467ECUn successo oltre misura sta travolgendo il nuovo gadget dell’Accademia della cucina teramana: il grembiule magico che unisce tutti gli appassionati della nostra cucina teramana. Una signora  di San Nicolò, su face book, scrive di sentirsi più sexy indossandolo e di mettere sempre un  di peperoncino in più nei suoi gnocchi. Una signora di Montorio le fa eco scrivendo che a suo marito piace vederla cucinare con il grembiule bianco – già introvabile – e con il caldo indossa sotto solo poche cose. Ma anche Massimo prepara una grigliata con gli amici indossando il grembiule dell’Accademia e annuncia fuoco e fiamme alla sua signora anche dopo,nell’ombra degli ombrelloni. Com’è, come non è , certo che questo grembiule è  già scomparso dal commercio,  travolto dalle richieste. Tutti lo vogliono  e solo la nuova fornitura in arrivo per fine mese riuscirà a colmare, se non soddisfare, le tante richieste che stanno arrivando sulla pagine  social dell’Accademia della cucina teramana.     

Del resto i numeri parlano da soli: 45mila iscritti. Delegazioni anche in città come Roma e Madrid. Numerose apparizioni in Tv.  Un gruppo social attivo che partecipa, promuove, fa conoscere e valorizza i piatti della cucina teramana. A volte in modo personale e troppo strampalato ma non importa. Una grande voglia di partecipare. Di esserci. Di provare. Di discutere, approvare, criticare, difendere, accusare, appassionarsi attorno ad un piatto. Questa è l’Accademia della cucina teramana nata solo nel gennaio del 2016. Non occorre aggiungere altro per dire del gran successo ottenuto e  definire questa creatura del commercialista creator Marco De Siati, che ha voluto e sostenuto fino al successo la sua “Accademia della Cucina”, oggi ricca di collaboratori. A partire dalla regina della cucina, la mia preferita, Annarita Di Domenico. Una accademia che svolge un ruolo importante essendosi data il compito di salvaguardare, insieme alle tradizioni della cucina teramana, la cultura della civiltà della tavola,del buon cibo di qualità espressione viva e attiva dell'intero Abruzzo.I personaggi raccolti attorno a questa realtà - tutti qualificati esponenti della cultura teramana e non solo tra cui ricordo solo  il maestro dei maestri, l’uomo che ammattì Guido Di Stefano, il re delle virtù e della teramanità, l’ayatollah del timballo Marcello Schillaci,  la principessa dei borghi Danila Franchi che sfida il ristoratore dei re Daniele Zunica, ma anche le pasdaran della cucina tradizionale Erminia Iannetti e Daniela Fazzinil’amante delle crudità Marco Lucchetti e la creatrice artistica dei piatti Carla De Iulia. E i tanti e tanti checredevano e credono che la cucina non sia cosa di poco conto, ma storia, arte, cultura, tradizione, degna delle migliori cure da parte di ogni uomo intelligente e colto.

Qualche poveretto di animo e di spirito ha provato a copiare l’idea ma poveraccio era e  pezzente è rimasto. Perchè la genialità di Marco De Siati è stata quella di intuire che  la cucina è  una delle espressioni più profonde della cultura di un Paese e di un territorio: è il frutto della storia e della vita dei suoi abitanti, diversa da regione a regione, da città a città, da villaggio a villaggio.
E a Teramo più che in altri luoghi la cucina racconta chi siamo, riscopre le nostre radici, si evolve con noi, ci rappresenta al di là dei confini. A Teramo, molto più che altrove la cultura della cucina è anche una delle forme espressive dell'ambiente che ci circonda, insieme al paesaggio, all'arte, a tutto ciò che crea partecipazione della persona in un contesto. È cultura attiva, frutto della tradizione e dell'innovazione e, per questo, da salvaguardare e da tramandare.Tutto questo oggi ha un contenitore. Per questo se l’Accademia oggi propone un gadget tutti lo vogliono: perché è  simbolo di comunità, di appartenenza, di tradizione, di amore per la propria terra. La nostra.

Civiltà della tavola per noi – ma non ovunque -  vuol dire prima di tutto civiltà e cioè l'insieme di usi e costumi, di stili di vita, di consuetudini e di tradizioni degli uomini che li condividono. E civiltà del gusto, di quel senso preposto al piacere della tavola - quel gusto capace di affinarsi, di perfezionarsi, di riscoprire sapori perduti . E di tentare il palato anche con il nuovo . Cucina “teramana” vuol dire l'insieme dei valori che anche attraverso la tavola un popolo si tramanda, rinnovandoli continuamente, e che ne costituiscono l'identità culturale. Salvaguardare il gusto, quindi, diventa un elemento essenziale per la difesa non solo della civiltà della tavola, ma dell'identità stessa della nostra città e del nostro territorio. 

Leo Nodari

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