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22189FAC 92B3 45FC BFF0 D08273B85CB0Se il giorno di Capaci rimanemmo scioccati, il 19 luglio smettemmo in maniera legittima di credere nello stato. In quei 57 giorni Borsellino fu un dead man walking, e lo fu pubblicamente, alla luce del sole, in modo orrendo. A distanza di 27 anni “le idee” di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino continuano a camminare su gambe di altre donne e uomini, docenti, dirigenti, amministratori, studenti, uomini dello Stato che non hanno dimenticato. E anzi vogliono ricordare e indicare un percorso di impegno, serietà, onestà, ai più giovani. A distanza di 27 anni nell’ambito del Premio Borsellino il “Moretti” di Roseto”,il Liceo “Peano” di Neretoil comprensivo di Corropoli e Montorio – seguendo le indicazioni  del “Piano nazionale per la promozione della cultura della legalità” del Miur - ricordano  Falcone e Borsellino attraverso uomini su cui quelle idee camminano oggiNon bisogna smettere di ricordare che Falcone e Borsellino diventarono eroi nazionali soltanto dopo la loro morte. Prima, erano stati continuo oggetto di veleni, sospetti, maldicenze che, tutte insieme, rafforzarono l’intreccio che portò alla loro fine Il 23 maggio 1992 i distratti caddero dalle nuvole. I volenterosi carnefici della repubblica cominciarono a insabbiare. Le prefiche in gessato strepitarono per coprire certi rivelatori rumori di fondo. I veri uomini di stato cercarono al contrario di arrestare disperatamente una macchina narrativa ormai più grande di loro. Gli altri adulti responsabili presero atto con contrizione di ciò che, a saper leggere i segnali, era nell’aria già da mesi. Ma per molti, nei cinquantasette giorni che separarono Capaci da via D’Amelio si consumò la fiducia nelle istituzioni che la scuola, la televisione – e per i più fortunati la famiglia – avevano provato a inculcare . “Lo stato si è estinto”, titolava un numero del Male. In Italia lo stato esiste quando esiste. È una luminaria a corrente alternata. Una commedia teatrale in cui certi personaggi, per rimanere se stessi, sono costretti a saltare da un ruolo all’altro di continuo. I cambi di costume sono frequenti e concitati, e certi attori rischiano di essere sorpresi nella loro nudità. Tra il 23 maggio e il 19 luglio del 1992, in Italia il cambio di scena si consumò a sipario spalancato. Il che fu orribile, perché la flaccida e sconcia debolezza di ciò che avrebbe dovuto rappresentarci fu sotto gli occhi di tutti.Se il 23 maggio assunse all’improvviso le dimensioni dell’assurdo,  si arrivò il 19 luglio all’osceno della strage di via D’Amelio. Dall’assurdo all’osceno in una rapida quanto disumana sequela criminale – è iscritta con tratti forti nella storia della Repubblica e fa parte del nostro stesso senso civico. Se la morte di Falcone fu la cartina di tornasole per i dieci anni precedenti, quella di Paolo Borsellino fu in un certo senso ancora peggio: una tragedia annunciata con chiarezza abbacinante. Ma non è morta quella tensione morale , quelle idee non sono morte, , continuano a camminare sulle gambe dei tanti e tanti che in tutta Italia si impegnano per un mondo più giusto e un ambiente più pulito. Lo dicono migliaia di giovani che incontrano i testimoni del Premio Borsellino e i giovani studenti che in tutta Italia ripetono "Non li avete uccisi,le loro idee camminano sulle nostre gambe"

Leo Nodari

leonodari

 

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