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Leila Janahè nata davanti alle famose cascata di Niagara. Non ha avuto un'infanzia facile: la sua famiglia era estremamente povera e questa esperienza ha segnato la sua vita.Raccontava sempre che avere vissuto le zone più povere del mondo è sempre stata fonte di ispirazione. Così quando decide di aprire la sua azienda, era il 2008, scelse fin da subito che la sua attività avrebbe dovuto portare sollievo al maggior numero di persone in giro per il mondo. Rispondere all'etica oltre che ai bilanci: sembra una rivoluzione eppure per Leila era normale, doveroso.Leila Janah è mortaL’avevo conosciuta come "l'imprenditrice dei poveri", ed era nota in tutto il mondo per aver dato lavoro con le sue aziende ad oltre trentamila persone tra India e Africa, è deceduta nella sua casa a New York a causa di una grave malattia che l'aveva colpita da tempo, un tumore ai tessuti molli, il cosiddetto sarcoma epitelioide, di pirandelliana memoria , che aveva raccontato anche sui propri canali social, mostrandosi senza capelli e molto dimagrita. La notizia, tuttavia, è stata resa nota solo nelle ultime ore. Capì da subito che per aiutare le persone in difficoltà non bastano gli aiuti ma servono le opportunità e così decide di collaborare per il suo business (attività prevalentemente tecnologiche) con dipendenti che sono lavoratori a basso reddito in Paesi in via di sviluppo. Ma la vera svolta nella sua vita è arrivata durante gli anni dell'Università, quando ha cominciato a trascorrere le sue estati in Ghana per partecipare ad un programma di insegnamento dell'inglese per i bimbi non vedenti. Il contatto con le aree più povere del contente africano l'hanno spinta a cercare di fare qualcosa di concreto per quelle popolazioni. Così nel 2008 ha fondato in Kenya Samasource, dal sanscrito “Sama” che vuol dire “eguale”, con l’obiettivo di offrire una vita migliore a coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà. L’azienda dà attualmente lavoro a oltre 2.900 persone in Kenya, Uganda e India. La compagnia lavora nel campo digitale e fornisce consulenze, dati, progetti e strumenti poi utilizzati nei campi più vari, dai videogiochi alla meccanica per aut, anche a colossi del calibro di Google, Facebook, Microsoft, Getty Images e WalmartArriva a impiegarne 30.000 aiutando circa 150.000 persone. Ma non si ferma qui: crea progetti per l'assistenza medica a donne e bambini e nel 2015 fonda un'altra società, la LXMI, che produce cosmetici e prodotti per la bellezza impiegando migliaia di persone in Uganda, Benin e in India. Nel suo libro Give Work scrisse:  "Credo che la più grande sfida dei prossimi 50 anni sarà quella di creare un lavoro dignitoso per tutti non attraverso distribuzioni di beni e beneficenza, ma attraverso il mercato del lavoro".  Poi, nel 2016 è arrivata anche LXMI numero 2   che impiega centinaia di donne povere lungo la valle del Nilo, in gran parte in Uganda, per raccogliere le noci Nilotica e trasformarle in un burro che viene esportato negli Stati Uniti per essere utilizzato nella produzione dei prodotti per la cura della pelle. Neppure la malattia, scoperta qualche anno fa, l'ha fermata. Il suo spirito tenace e la sua capacità di ispirare tutti era una forza per il bene nel mondoIl tumore non le ha lasciato scampo nonostante la giovinezza dei suoi 37 anni ed è lecito domandarsi se saremo capaci di tenere viva la sua lezione in questo tempo in cui l'imprenditoria, il fatturato e il successo sono un mondo popolato da squali mentre Leila ha provato per tutta la vita a porre la giustizia come timone del suo essere imprenditrice. E ci è riuscita, per giunta.Di Leila però non rimangono le parole, no: rimangono le sue aziende lì a testimoniare che ciò che professava è riuscito a farlo. E sono preziose le persone che sognano progettando. Preziosissime.

Leo Nodari

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