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PapacorsoLa chiesetta romanica di Santa Maria Maddalena di Santa Maria degli Angeli, viene dai più considerata il luogo destinato, al tempo di San Francesco, all’ospedale dei lebbrosi. Quello fu il luogo degli incontri di san Francesco con i lebbrosi, come ci testimonia san BonaventuraE l’incontro con i lebbrosi furono il primo passo, l’inizio dell’ammirabile avventura di Francesco, come scrive egli stesso proprio all’inizio del suo Testamento.Mentre la pandemia paralizza, preoccupa e chiude in casa l’Italia e molti paesi del Pianeta, Bergoglio va «in pellegrinaggio» in una Capitale deserta, davanti al crocifisso che la salvò dalla peste. Dopo avere sostato in preghiera davanti alla Madonna nella basilica di Santa Maria Maggiore, per rivolgere una preghiera alla Vergine, Saluspopuli Romani, la cui icona è lì custodita e venerata . Da li è andato a piedi in via del Corso per raggiungere la chiesa di San Marcello al Corso, dove si trova il crocifisso miracoloso che nel 1552 fu portato in processione per i quartieri della Città eterna perché finisse la grande epidemia di peste. Quando Roma viene flagellata dalla Grande Peste, il popolo porta il crocifisso in processione, riuscendo a vincere anche i divieti delle autorità, comprensibilmente preoccupate per il diffondersi del contagio. Il crocifisso viene portato per le vie dell’Urbe verso la basilica di San Pietro. La processione durò 16 giorni: dal 4 al 20 agosto del 1522. Man mano che si procedeva, la peste dàva segni di regressione, e dunque ogni quartiere cerca di trattenere il crocifisso il più a lungo possibile. Al termine, al momento del rientro in chiesa, la peste fu del tutto cessata. A partire dal 1600, la processione dalla chiesa di San Marcello alla basilica di San Pietro è diventata una tradizione durante lo svolgimento dell’Anno Santo. Sono molte le suggestioni che nascono  dal gesto storico compiuto ieri da Papa Francesco. Il ricordo del viaggio di Francesco d’Assisi fino al centro della cristianità con i suoi primi frati, in questa quaresima. Zaino in spalla con tutto il peso del momento, bastone alla mano pronto a usarlo contro i tanti don Abbondio della Chiesa, viziati, viziosi, corrotti, concussi con il diavolo, Francesco è dunque uscito dalle mura del convento di Santa Marta, pellegrino per le vie di Roma, portando lo spirito di Assisi per dire a tutti l’amore di Dio, per testimoniare in modo semplice e immediato la fede e la speranza, attraverso una sorta di “predica senza voce” fatta di piccoli segni: una reliquia del Poverello, l’abito francescano anche se bianco, il sorriso e il saluto, e la fatica e la tenacia…facendosi pellegrino a piedi, chiedendo umilmente ospitalità, gustando la strada a piccoli passi, misurandosi sulle proprie deboli energie, ma facendo conto sulla forza straordinaria del Signore e su quella fiducia nella Provvidenza e nel prossimo che sempre accompagnò san Francesco e i suoi seguaci. Come Francesco nel 1210, con la sua preghiera, il Santo Padre ha invocato la fine della pandemia che colpisce l’Italia e il mondo, implorato la guarigione per i tanti malati, ricordato le tante vittime di questi giorni, e chiesto che i loro familiari e amici trovino consolazione e conforto. L’intenzione del Vescovo di Roma si è rivolta anche agli operatori sanitari, ai medici, agli infermieri, e a quanti in questi giorni, con il loro lavoro, garantiscono il funzionamento della societàtestimoniando ancora la sua profonda vicinanza con chi sta soffrendo, con chi sta curando, sta lavorando e sta avendo paura. E la preghiera davanti al crocifisso ligneo che protesse Roma dalla peste del Cinquecento è stata intensa. Come anche l’implorazione di una speciale protezione della Vergine che si venera nell’icona conservata nella basilica di Santa Maria Maggiore.La devozione speciale di Bergoglio per la Saluspopuli Romani è ben nota: ci va non solo in occasione delle grandi feste mariane, ma anche prima di partire per i viaggi internazionali, e vi ritorna subito dopo essere atterrato, per ringraziare. Nel 593 Papa Gregorio I l’aveva portata in processione per far cessare la pestee nel 1837 Gregorio XVI l’ha invocata per far finire un’epidemia di colera.Un gesto eloquente quello compiuto da Francesco che non vuole che , almeno le chiese parrocchiali, siano chiuse anche se, fino al 3 aprile 2020 non ci saranno messe alla presenza dei fedeli. Ma gli edifici sacri, per Bergoglio, devono comunque restare aperti per assicurare a chi lo volesse, sempre nel rispetto delle norme anti contagio, di poter pregare. 

A piedi ai piedi della croce. Papa Francesco come Francesco di Assisi. Passeggiando attraverso le vie dello shopping per una volta deserte,  per una volta inondate dalla luce del tramonto dietro l’altare della pace,  lungo le viuzze acciottolate del borgo che fu dei Colonna,  in ascolto delle voci antiche dei pensatori erranti che soggiornavano sulle scale di Sant’Ignazio di Loyola. Invitando con il suo semplice gesto a riflettere sul silenzio, sull’ascolto, sulle cose che l’uomo ha perduto con il rumore di fondo e con l’eccesso di oggetti, di comodità, di cui si è circondato e tra le quali rischia oggi di soffocare. A piedi. In silenzio. Nell’unica luce di questa sera, intimoriti quasi dai pochi passi, mentre si avvertono solo i passi delle pochissime persone presenti. Nessuno è testimone delle parole sul cammino, sul suo andare a piedi, che insegna l’essenziale.Itinerando lungo le mura antiche di Roma, con il tramonto alle spalle, seguendo il solo rumore dei suoi passi. Una scelta chiara, essenziale, simbolica, perchè la natura stessa del camminare impone di portare con sé, di mettere nel proprio zaino solamente ciò di cui non si può fare a meno. Il superfluo, nel cammino, non è neutro. Il superfluo, nel cammino, è di troppo. Pesa, affatica, rende ogni passo più pesante. Ed è così che i Francesco, come San Francesco, spogliatosi di ogni identità superflua e imposta da un potere lontano ritorna uomo. Uomo in cammino. E il cammino scelto richiede un alleggerimento del pensiero, una rassegna mentale di quanto in questa vita piena di  comodità, non siamo più abituati a rinunciare. Anche dentro la Chiesa le luci sono basse per mantenete l’atmosfera di raccoglimento, appena necessarie per scorgere dove posare il piede, per riflettere dopo un cammino, seppur breve, di questo tipo. Per noi, ammettiamolo, è difficile capire, è difficile apprezzare. Perché siamo incapaci di porci radicalmente in ascolto di ciò che ci circonda. Il nostro costante programmare e progettare ci allontana, ci separa dagli incontri lungo il sentiero. Papa Francesco che ci ha invitato fra queste mura antiche, non per spingerci ad abbracciare un’etica pauperistica, di nomadi erranti  che possano  spostarsi di tenda in tenda senza mai sosta. Ma sicuramente questa è stata l’occasione per sentirsi pungolati, sfidati a riflettere su quanto sia diventato drammaticamente sedentario, triste, grigio il nostro modo di condurre la nostra esistenza, ed un invito a ripensarla, perchè esiste davvero ancora oggi una possibilità aperta a chiunque scelga di uscire, di viaggiare a piedi. Come Francesco

Leo Nodari

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