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TRICOLOREPALAZZO

Sorrido. Sono solo in ufficio. E’ notte. Credo di essere solo nel palazzo. Solo in tutta Piazza di pietra. Solo in un silenzio che fa rumore. Sorrido. Anche se è dura. Mi manca la pizza. Ma so che finirà presto. Lo sento Sorrido. Queste giornate ci stanno regalando giornate di riflessione. Cresce in ognuno di noi una gran voglia di maggiore coesione. Se, passato questo momento, non avremo imparato niente, vorrà dire che il coronavirus, a parte le vittime che ha mietuto, sarà passato invano. E avremo reso inutile anche la morte di tanti . Se invece ci sarà un recupero della voglia di verità, dell’essenzialità della famiglia, degli amici, dei rapporti, voglia della leggerezza interiore fatta di attenzioni, delicatezza, cura e consapevolezza, tutto il dolore, le ansie e le giuste paure non saranno state vane. Io sono ottimista. Lo sono perché L’Italia è il Paese dei malandrini, dei furbetti, dei furbi, e figli di troia, di chi non rispetta la fila, rubacchia 5 euro. Ma è anche e soprattutto il grande Paese della solidarietà che si mobilità dietro il tricolore, ed allora è capace di tutto.

L’Italia è il Paese del capitano Gennaro Arma, della Diamond Princess, e non solo di Schettino e dei medici bastardi e traditori che scappano dal Cardarelli, come i topi di fogna.  L’Italia è il Paese dei migliaia di medici e operatori sanitari che in questo momento, da un mese, e ancora fin quando servirà, sono in prima fila, in pochi e spesso con pochi mezzi. E non dei “medici della mutua”  che ci ha descritto Alberto Sordi. Il nostro è il Paese dei ragazzi in divisa che ancora una volta hanno risposto “presente” quando il tricolore ha chiamato. E anche di quelli che ragazzi non sono più, ma sono ancora li, pronti, come sempre a fare due passi avanti, e mai un passo indietro, per proteggere soprattutto chi ha maggiore bisogno. Centinaia di migliaia di ragazzi/e in divisa su cui il Paese può contare. Ovviamente qualche bastardo c’è ma non conta. Il nostro è il Paese degli 8mila Sindaci, che ogni mattina, con il freddo, con il caldo, sotto la pioggia, sotto il sole, sono lì, a volte da soli, pronti a difendere il loro comune, oggi contro il virus, ieri contro l’inquinamento, la disoccupazione. Ci sono. Orgogliosi. Onesti. Battaglieri.  Poi vabbè, c’è anche qualcuno difettoso che ruba. Ma non conta, non fa numero, fa solo pena. E’ un miserabile che non incide. L’Italia è il Paese della gente perbene. Gente seria. Che vuole studiare, lavorare, che ride, ama la famiglia, rispetta le donne e gli anziani. Che se può, quando può, se ci crede, dona quello che può, felice di farlo. E’ un Paese che rispetta le regole. Poi, certo, c’è qualcuno che esce alle 7 del mattino per accaparrarsi 10 filoni di pane, la farina, l’acqua. Certo ci sono alcuni, pochi, pochissimi del “io so io e voi…”. Sono ovunque. In natura ci sono delle bestie che nascono difettose, ma non cambiano la sostanza e la natura del nostro Paese. 

L’Italia, ora, in questo istante, è il Paese dell’operaio che continua a lavorare, che rischia ma ogni mattina è presente, perché sa che il Paese ha bisogno che le fabbriche non chiudano; del camionista che non si ferma perché i farmaci devono arrivare nel paesino abruzzese; dell’operatore della grande distribuzione che rischia ma resta aperto perché il latte non deve mancare ai bambini nelle case; del fruttivendolo che all’alba va a rifornirsi e tiene aperto, a volte per poco, ma tiene aperto perché la frutta non manchi alle famiglie;  del giornalaio che tiene il Paese informato, del tabaccaio che offre mille servizi, che continuano a fare, ogni giorno, il proprio mestiere, presenti, ognuno come può, ognuno come sa, perché il Paese non chiuda..

L’Italia è il Paese che un po’ si incupisce, che si interroga, che piange e si dispera. Per un po’. Ma ecco che alla prima occasione si affaccia al balcone a cantare. Eccoli li i magnifici Sabatino Matteucci che spande il suo sax in tutta via Savini, fino a porta Madonna; ecco il re, Arturo kingValiante che ci regala le note del suo piano; eccolo pronto Giancarlo Zappacosta che il virus ha trasformato da intellettuale a nonno, e ci regala la sua poesia; eccolo il numero uno della comicità, ‘Nduccio, con i suoi video dalla costa Armando Ianni che dal balcone ci regala “Felicità” e con il suo organetto ci ricorda tutto il nostro orgoglio di essere abruzzesi, forti e gentile. Si, è vero, poi ci sono anche gli stronzi che si credono più furbi e si riuniscono sulla spiaggia per ubriacarsi perché  meglio il virus che un giorno senza bere. Ma sono pochi, pochissimi. Fanno notizia pochi secondi ma la storia li cancella in un soffio. Non valgono niente e non contano niente. E c’è la meravigliosa Italia delle mille accademie della cucina, in tutte le case. Eccole le massaie che si scatenano, eccola Annarita Di Domenico che dopo l’ufficio  prepara i nuovi piatti di Pasqua; eccola Stefania che prepara la pizza per regalarmene un pezzetto; eccole le insuperabili donne italiane. Eccolo Marco de Siati che tiene insieme, unite, tutte le tante meravigliose energie positive che il nostro Paese e soprattutto la nostra terra esprime. L’Italia è il Paese  di chi ha trovato il modo per finire un libro, ascoltare un disco, vedere un film in più. E di chi non faceva niente prima e non è cambiato. L’Italia è il Paese uno straordinario Papa Francesco, che a piedi esce nella capitale ferita, a piedi va ad abbracciare la Croce, davanti alla Croce abbassa il capo ed indica un percorso: l’umiltà, la semplicità, l’accettazione. Come fece Francesco di Assisi.

Certo è il Paese dell’antiamericano che compra l’Iphone, dell’antieuropeista che compra solo BmwLidl, H&M, Carrefour. Ma soprattutto l’Italia è il Paese  dei commercianti, gente che ha sempre lavorato, gente con il commercio nel sangue e nel dna, gente che ha costruito e fatto grande il Paese. Oggi sono tutti molto preoccupati. Ma ancora una volta con la loro grande forza e intelligenza si rialzeranno e torneranno ad essere forti e grandi come il loro paese. L’Italia è il Paese  delle partite iva. Milioni di persone che se non lavorano, se non producono,  non mangiano. Sono tanti. Anzi siamo tanti. Io sono uno di loro. Ed ho fiducia. Credo che a maggio tornerò la lavorare. Anzi ho già messo in calendario il primo appuntamento: 1 maggio Pescara. Poi tutta l’Estate. Ce la farò. Ce la faremo.  E poi c’è l’Italia che mi sta più a cuore. L’Italia delle persone sole. Quelle che il virus bastardo ha reso più sole. Quelle obbligate ad essere sole, che soffrono. Travolto dalle mie cose mi fermo a riflettere su quante persone devono fare i conti in questi giorni con la propria solitudine. Nonne, genitori, persone sole , minacciate dal virus, abbandonate dagli uomini. Esclusi dal mondo, vulnerabili. Su questo il nostro Paese è indietro e deve fare di più. Se è vero che gli eventi catastrofici tirano fuori dall’umanità il meglio spero, e credo, che la solidarietà prevarrà sul mostro. Nasceranno nuove organizzazioni spontanee di cittadini, una sorta di risposta civica immune al male. L’esperienza della vulnerabilità ci unirà. Perché l’Italia è più forte di ogni virus. E rispettando le regole, da italiani, quest’estate quando racconteremo le storie di questi giorni sotto l’ombrellone, ci chiederemo se è stato un sogno o realtà. Sorridendo.

Leo Nodari

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