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E’ vero: l’epidemia ci ha colti in un tempo liquido, in cui si sono dissolte reti sociali e relazionali sperimentate. Ognuno è più solo. Di qui l’incertezza, la confusione, e a volte la paura di questi giorni. Di qui le città che si svuotano di vita. L’attitudine a guardare solo il nostro "micro" di ogni vicenda, di ogni fase, ci distoglie da ciò che accade ci confonde la realtà. Guardando solo fino a dove tocca il nostro naso ci diventa difficile capire il tutto. E questo ci porta ad avere paura. A perdere la speranza. E così in questo momento diventiamo i migliori alleati del virus, del mostro, che sconvolge la vita nostra e della nostra famiglia. Privi di sano spirito di tolleranza veniamo travolti dalle isterie sulle chat, dal chattaro che annuncia 5 contagiati a via Cona per un likein più, dalla proliferazione e diffusione di fake news, da singoli gesti di irresponsabilità e leggerezza. Tutti a cercare la conta dei morti, tutti a cercare di sapere l’inconoscibile, quando finirà. Pochissimi ad approfittare di questo tempo per leggere, vedere un film, ascoltare un buon disco. Paura, ansia, preoccupazione ci circondano. Per cose da non sottovalutare mai, ovviamente, ma che normalmente avremmo dimenticato in un nano secondo. Nessuno si ferma a riflettere che, guardare continuamente l’ombra ci fa dimenticare che in alto c’è un sole che continua a dare luce. Quel "macro" che ancora non abbiamo afferrato – nemmeno su gran parte dei media – è un Paese che nel suo complesso capisce, accetta, risponde, collabora. È solido, lucido, pronto a sacrifici con consapevole compostezzaEmergono le eccellenze italiane come il capitano Gennaro Ama. Ma in generale è il Paese che sta reggendo. Dietro gli eroi in prima fila. I conti sui provvedimenti, ad oggi inefficaci, le ragioni di cassa e le ragioni della salute, differimento o annullamento, li faremo domani. L’Italia tutta sta dimostrando un sotto strato di coesione sociale forte. La gente ha capito che a farsi carico di questo periodo emergenziale dovranno essere innanzitutto le famiglie. Con la riorganizzazione "last minute" della stravolta vita domestica. Con nuovi sacrifici. Con la rinuncia ad altri pezzi di reddito per accudire piccoli e fragili, per salvaguardare la salute di tutti, per accelerare l’uscita dall’incubo, per tenere in piedi il Paese. Certo, davanti alla paura di una malattia o addirittura della morte ognuno in fondo è solo e reagisce in modi a volte contraddittori. Però sta a noi scegliere se essere negativi o positivi. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Io per mia natura preferisco guardare e divulgare ltante, tantissime, risposte positive che vedo in giroAltri, ne conosco tanti, si sono tagliati i coglioni da un mese e si fanno profeti di sventura per natura e menagramo per scelta. Ma se non ci fosse il virus lo sarebbero comunque. Invece , mi smentisca chi può, l’emergenza ha fatto emergere la centralità delle reti di prossimità e di solidarietà oggi ancora più essenziali per contrastare la solitudine e l’isolamento di tanti. La vasta realtà di persone che appartengono a queste reti, sono, generosamente, all’opera con premura, calore, e spirito di accompagnamento, perché nessuna delle persone più vulnerabili e fragili rimanga sola in questa emergenza. Al servizio e in ascolto delle persone. Non so se questo è accaduto ovunque. A Roma questa realtà è emersa con forza in pochissimo tempo. Non sconfiggeremo il covid-19 se saremo più soli, ma se saremo più vicini, pur in una distanza a prova di contagio. Non usciremo da questa prova astraendoci dal mondo esterno (e isolando gli altri), ma creando ponti capaci di non far andare alla deriva nessuno, a cominciare dai più deboli.Anche perché passata tra un mese la fase della malattia, per molti, ci sarà poi la fase ardua della ripresa. Il rimettersi in piedi e tornare a camminare. Lo scrivo e lo dico dall’inizio: il nemico da sconfiggere è il coronavirus, ma dobbiamo impedire che vinca un altro nemico, ancora più subdolo, l’isolamentoLa forza dell’epidemia ci ricorda la nostra debolezza. Ma ci rivela anche la nostra forza potenziale Come ha scritto il Corsera è necessario mettere subito in circolo un vaccino sociale in attesa che sia disponibile il vaccino reale. È il nostro grande compito. Per battere il virus dovremo contare sulla bella Italia. Sull’Italia che non si tira indietro. Dovremo contare sul nostro spirito solidale. Dovremo contare su di noi. Dipenderà da molti di noi. Da te dipenderà da che parte stare.

Leo Nodari

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