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REDDITOBASE

Sono sempre stato contro il reddito di cittadinanza, così come è concepito e distribuito oggi. E per questo sono favorevole e vi invito a riflettere sulla istituzione di un reddito di base universale, per diritto di nascita, destinato a tutte le persone che non ce la fanno ad arrivare a fine mese. Sono tanti i cittadini italiani che, invece di rassegnarsi ad aspettare di raccogliere qualche briciola caduta dalla tavola, si danno da fare. E' arrivato il momento di mettere l'uomo al centro e non più il mercato. Per fare ciò si deve garantire a tutti i cittadini lo stesso livello di partenza, il minimo per vivere in maniera dignitosa. A chiederlo è Papa Francesco – non casualmente - nel giorno di Pasqua. A chiederlo sono centinaia di illustri economisti, di ogni parte del mondo, come Philippe Van Parijs economista e filosofo belga, e Nino Galloni, allievo di Caffè e collaboratore di Draghi, vicepresidente della Fondazione Roosevelt. A chiederlo è anche Beppe Grillo e molti politici. In mezzo a un’emergenza sanitaria globale, Francesco sceglie di stare vicino a questo “esercito invisibile” che combatte ogni giorno nelle trincee più pericolose, dice impiegando una metafora bellica per descrivere il Covid ma sovvertendone nel profondo il significato, poiché è un esercito che non ha altre armi se non il lavoro che oggi manca in un Paese chiuso in casa. Se la pandemia colpisce l’intera famiglia umana, senza distinzioni di frontiere, nazionalità, appartenenze religiose o sociali, sui poveri, gli ultimi, i senza reddito, gli scartati si accanisce con particolare ferocia. Prestando particolare attenzione, innanzitutto, ai comparti più colpiti dallo stop imposto dall’emergenza. Il turismo, ad esempio, ha perso l’annata: andrebbe immediatamente istituito un “reddito di quarantena” per tutti quelli che hanno perso completamente il reddito. E quindi turismo, ristorazione, palestre, spettacolo, teatri, cinema: tutte attività che non riapriranno, quando cominceremo a tornare alla vita normale. E bisogna fare presto. Senza un aiuto consistente, io smetto di pagare il mutuo, stacco le utenze, faccio presente ai collaboratori che è finita. Poi, se arrivano risorse reddituali aggiuntive (perché lo Stato immette) ma intanto l’attività è stata chiusa, che cosa ci si compra, con quei soldi? Prima che la gente assalti i supermercati, è urgente risolvere questi problemi. Serve agire in fretta: l’agricoltura già denuncia la mancanza di manodopera, e le coltivazioni trascurate poi non si recuperano rapidamente, i danni sono catastrofici. Se non si permette alla gente di tornare a lavorare, il comparto agricolo rischia di scomparire. Se mancano consumatori sui mercati, provvisti di soldi, addio. Trasponendo questo nella manifattura, nell’industria e negli altri comparti, capiamo qual è la posta in gioco adesso: o lo Stato interviene subito oppure tra 4-5 mesi ci troveremo in una situazione talmente difficile, che solo aumentando il debito con l’Europa potremmo cercare di far riprendere l’economia.
E’ necessario, ora, subito, voltarsi verso i lavoratori in nero senza facili moralismi di chi ha il culo parato e lo stipendio assicurato. Ora, subito occorre pensare ai precari, agli indipendenti senza garanzie, tutti coloro che non hanno uno stipendio stabile per resistere a questo momento... a tutti coloro per cui la quarantena non è solo insopportabile, ma invivibile. E’ giunto il momento di pensare a una forma di retribuzione universale di base che riconosca e dia dignità ai nobili e insostituibili compiti che queste persone svolgono; un salario che sia in grado di garantire e realizzare quello slogan così umano e cristiano: “nessun lavoratore senza diritti.”. La via d'uscita da questa crisi non può essere come quella del 2008, quando si è preferito salvare le banche a discapito del popolo. Si prevede una caduta libera delle entrate, un aumento esponenziale della disoccupazione e una riduzione del numero di ore lavorative. Milioni di italiani non avranno nei prossimi mesi un'entrata garantita. Molte persone cadranno sotto la soglia della povertà. Siamo di fronte a qualcosa di molto più radicale, una crisi che investe tutti i settori. Le restrizioni agli spostamenti, al commercio e alla vita di tutti i giorni avranno gravi ripercussioni sui mercati delle imprese e sul benessere delle persone. Ci sono interi settori che subiranno le conseguenze di questa crisi fino alla fine dell'anno, forse alcune filiere non si riprenderanno mai o non torneranno più come prima. Potrebbe esserci un rapidissimo cambio del mercato del lavoro. Abbiamo sempre detto che circa il 50% dei posti di lavoro negli anni sarebbero scomparsi per l'automazione e i cambiamenti tecnologici. Quei cambiamenti adesso sono avvenuti non in anni, ma in un solo mese. Con un colpo di tosse. Per uscire dalla crisi c’è un solo modo: “Mettere l’uomo al centro”. E quindi bisogna garantire a tutti i cittadini lo stesso livello di partenza. Come finanziare una misura così significativa senza sconquassare le casse dello Stato? “Le fonti principali di finanziamento potrebbero essere varie. Si può andare dalla tassazione delle grandi fortune, dei grandi colossi digitali e tecnologici magari quelle a più alto tasso di automazione; o rivedere le imposte sui redditi da capitale, oppure le cosiddette “ecotasse“, come il Climate Incame, reddito dal clima, con una tassa sui combustibili fossili come carbone, petrolio e gas. L’emergenza che stiamo vivendo potrebbe favorire una svolta epocale, rivoluzionaria, che da molti superficialmente è stata sempre considerata folle, e che potrebbe cambiare in meglio il nostro futuro. Prima che la gente assalti i supermercati, è urgente risolvere questi problemi. Serve agire in fretta.
Leo Nodari

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