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Nella confusione generale, tra migliaia di tamponi, bollettini inaffidabili e una noiosa quarantena, gli italiani hanno capito di sicuro una cosa: la pandemia è destinata a durare a lungo. Fin quando non si troverà un vaccino bisognerà trovare una soluzione concreta per tornare al lavoro senza essere contagiati. Uffici, spazi pubblici, aeroporti, strade, stazioni e scuole dovranno essere a prova di coronavirus per far riprendere un pò la nostra economia.

In attesa lOsservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane ha elaborato una serie di proiezioni a partire dai dati della Protezione civile. Le previsioni sono legate al lockdown attuale: un allentamento prima del 4 maggio  - con riaperture delle attività e della circolazione di persone che dovessero intervenire a partire da oggi - le renderebbe non più verosimili. Secondo questi datilariapertura sarà scaglionata, a scacchiera: liberalizzare di più dove il tasso di contagio è più basso, o meglio dove il parametro R0 (il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto) è nettamente inferiore a 1. Marche e Lombardia avranno zero contagi da coronavirus solo, rispettivamente, il 27 e il 28 giugno, Roma il 12 maggio, Basilicata e Umbria dal 4 maggio. L’Abruzzo con i suoi 5.700 contagi, 250 morti, avrà zero contagi e potrà contare su una riapertura il 7 maggio. Il Covid-19 ha finora provocato oltre 23mila decessi in Italia, dove attualmente si contano circa 173mila contagiati. Purtroppo le proiezioni effettuate evidenziano che l’epidemia si sta riducendo, ma con estrema lentezzaI dati di Google indicano che in Abruzzo la riduzione della mobilità in queste settimane è stata del 94 %, in fascia alta con il resto del Paese, e perciò la regola di non uscire di casa è stata rispettata come e meglio degli altri. Questi dati suggeriscono che il passaggio alla così detta Fase 2 dovrebbe avvenire in maniera graduale e con tempi diversi da regione a regione. Una eccessiva anticipazione della fine del lockdown, con molta probabilità, potrebbe “riportare indietro le lancette della pandemia” e vanificare gli sforzi e i sacrifici sin ora effettuati.Questi dati faranno sicuramente discutere politici e amministratori pubblici sulla fine del lockdown. Sulla tempistica della Fase 2, si discute da giorni, spesso in un duro braccio di ferro tra governo e regioni, ed è chiaro che molto dipenderà anche dal parere degli scienziati. Come verranno, dunque, ora interpretate le previsioni dell’Osservatorio?Quando e come si tornerà alla normalità? O,almeno, avremo un tracciato che ci porti alla normalità? Con quale gradualità ? È la domanda che ci facciamo tutti e a cui, in un modo o nell’altro, dovremo dare una risposta: lo stato sospeso, in termini economici e di psiche collettiva, non aiuta.Ripartire da maggio. Con prudenza e rispetto di tutte le cautele, ma comunque ripartire. Nessun intento di tentare strappi o fughe in avanti. Né di muoversi senza tener conto della effettiva criticità dei numeri dei contagi e delle vittime del Covid19. L’obiettivo semplicemente è quello di mettere in moto la macchina produttiva restituendo fiducia ai cittadini  sia pure graduale e scandita da nuovi accorgimenti. Per esempio l’obbligo di utilizzare dispositivi sanitari, di continuare a mantenere la distanza di sicurezza, di immaginare un’organizzazione diversa delle giornate lavorative e dell’utilizzo del trasporto pubblico. È un fatto che il lockdown non può durare in eterno.  Ripristinando le uscite dovranno comunque essere evitati raggruppamenti, assembramenti, feste. Anche a Teramo, come in tutto il mondo, la parola d’ordine sarà ammodernamento. Dovremo ripensare al nostro modi di fare le file, di vivere gli spazi pubblici, e prendere i mezzi di trasporto. Il punto centrale però sarà l’atteggiamento mentale: non si tratta solo di riaprire tutto e cercare di non ammalarsi, è una questione di resilienza per il futuro.In effetti ho constatato che gli aeroporti sono già attrezzati con nuovi strumenti per limitare l’afflusso incontrollato di persone. Bisognerà aggiungere controlli di temperatura, fissi e mobili, dispenser di gel igienizzanti e colonnine che daranno mascherine e guanti gratuiti. Tutte queste indicazioni si possono applicare agli ospedali, ma anche alle stazioni ferroviarie, mentre i treni dovranno mantenere la prenotazione “a scacchiera” per evitare che due persone siano sedute vicine.Dovrà cambiare il modo in cui concepiamo i nostri ristoranti, bar e caffetterie. C’è chi dice di riaprire “il pubblico” a ottobre, non prima. Comunque distanza di 2 metri tra i tavoli, bicchieri di carta usa e getta.Per evitare il congestionamento delle auto, dovremo pensare a un trasporto  che permetta ai cittadini di potersi spostare su più mezzi singoli: a piedi, in bici, ma anche con monopattini e scooter. Evitando ai cittadini di ammassarsi nei marciapiedi. I lavori intellettuali useranno la tecnologia. Palestre , teatri e cinema chiusi. Si potrà correre, ma da soli. Tribunali aperti dall’11 maggio. Sempre più aziende dovranno spingere per il lavoro a distanza . Sia come sia, ma occorre riaprire l’Abruzzo e il Paese. Purtroppo non possiamo farci illusioni: prima che sia in circolazione il vaccino passerà ancora molto tempo. Non giorni e nemmeno settimane o mesi ma, secondo le previsioni mediche più realistiche, ci vorrà ancora un anno. E nel frattempo? Non è immaginabile di chiudere un Paese fino al raggiungimento della massima sicurezza.Ma mi sembra che non ci si renda conto del disastro economico e occupazionale che rischiamo enon si comprenda la posta in gioco di un’emergenzaeconomica, industriale, occupazionale e sociale.Un’emergenza che può mettere in ginocchio per molto tempo il Paese intero, non con una semplice recessione, ma con una depressione. Per questo occorre aprire. Con tutti i dispositivi di sicurezza, ma subito. Discutiamo di rincorrere i runner o di quante volte una famiglia porta fuori il cane: nel frattempo, però, sta saltando il sistema produttivo. E quello italiano rischia più degli altri.Rischiamo che l'emergenza economica si vendichi su quella sanitaria, rischiamo tensioni sociali  Servono decisioni rapide e immediate, non solo commissioni. Conciliare la lotta all’emergenza sanitaria a quella all’emergenza economica è la sfida di oggi.Non si ci può trincerare dietro lo stare tutti a casa. Bisogna riaprire al più presto,migliorando i protocolli per garantire la sicurezza nei posti di lavoro; e dando fiducia agli imprenditori,per renderli responsabili. Basta burocrazia e codici Ateco. Rovesciamo il ragionamento: chi è in regola con mascherine, guanti e distanze di sicurezza può riaprire. Qui non si tratta di inseguire il profitto, qui si tratta di salvare i posti di lavoro. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, non sul reddito di cittadinanza, le piccole mance da 600 euro e sulla cassa integrazione . Ci sarà un prezzo da pagare per la nostra sicurezza. Personale ed economico. Quanto ci costerà il coronavirus? Le stime che corrono parlano di 300 miliardi. Alla fine, ci resteranno molti debiti. 

Leo Nodari

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