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XrizsanUn grido straziante scuote la terra. A gridare la sua solitudine è un uomo abbandonato dal volto tumefatto e il corpo torturato che all'apice della sua sofferenza china il capo. Quel grido che possiamo sentire ancora oggi non è solo dolore fisico, ma il peso del riscatto di ogni vinto è l'angoscia dei perdenti è il motivo narrativo che unisce il venerdi santo di ognuno di noi.  Eppure c’è ancora qualcuno che finge di non sentire chi grida, chi ti chiama? È Gesù. Tradito. Abbandonato. Bastonato. Fustigato. Inchiodato. Una corona di spine gli trafigge la testa. Eppure grida forte. Lui, il Nazzareno che ha vinto la morte Ti chiama. E gli altri, gli apostoli di ieri e di oggi? Al massimo farfugliano qualcosa ogni tanto, la pace che fa rima con affari, la solidarietà che fa rima con bla bla bla, attenti a non dare fastidio per non essere esclusi dai banchetti dei Ponzio Pilato moderni, quelli che annullano una processione per quattro gocce d’acqua. E noi ? Ammutoliti, fratelli dell’Iscariota, allegri solo con il bicchiere in mano, sempre a testa bassa, una gioia nella giacca nuova by RoccoMarocco. Noominuncoli solo chiacchiere e distintivo non ascoltiamo più e passiamo lontano da lui. Noi vili, striscianti, affezionati solo alle nostre ciabatte unte, ci teniamo lontani da quel grido. Altro che digiuno di penitenza, in piazza si canta e si balla al ritmo delle bollicine. L’unico grido che sento è di quelli che soffrono davvero, ma è muto, come l’urlo di Munch. Tanto chi lo ascolta? Uomini, donne, bambini, piegati dall’avvilimento e crocifissi dal dolore hanno distolto lo sguardo da quella croce, si sono rassegnati. Le nostre societàhanno problemi di udito e il grido di dolore risuona debolmente. Il messaggio si spegne e con esso la luce della speranza. Le chiese sono silenziose. E non solo oggi. Nella liturgia non c’è gioia, non c’è canto, non c’è musica e non si celebra l’Eucaristia”. E non solo oggi. Eppure Gesù il Cristo non è uno sconfitto ma è il vincitore. E’ vero il suo è un grido lontano, è “spes contra spem” ma è l’unico gridodi salvezza dell’umanità. La sua collocazione sulla croce nel Venerdì Santo è una collocazione provvisoria.  In quell’urlo certo c’è il dolore del lutto. Certo c’è la pena per il martirio. Ma quel grido dalla croce annuncia la rinascita, che afferma in modo definitivo anziché negare la presenza di Dio sul mondo. La croce di Cristo ha, infatti, cambiato il senso del dolore dell’uomo. Quel corpo martoriatomitica le afflizioni dei figli; allevia il dolore dei malati, dà forza a chi si prende cura di loro, accoglie le madri senza più lacrime e dona conforto nella misericordia. Gesù non smette di gridarci che la Croce è presente nella vita è può salvarci. Oggi il Cristo è li, in croce “in una collocazione provvisoria!” Penso che non ci sia formula migliore di quella di Don Tonino Bello. C’è una frase immensa che riassume la tragedia della morte di Cristo: “Da mezzogiorno alle tre si fece buio su tutta la terra”. Forse è la frase più scura della Bibbia. Per me è una delle più luminose. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Se guardiamo bene vedremo una mano forata che schioda dal legno la tua mano. E’ un volto amico, che sfiora con un bacio la tua fronte. E’ Gesù che ci dice che anche per noi, anche per i nostri cari che soffrono mancano pochi istanti alle tre di pomeriggio! Tra poco, il buio cederà posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

Leo  Nodari