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Nei giorni scorsi 
è stato presentato, nell’ ufficio IAT città di Teramo, il libro “A piedi da Ascoli al Ceppo. Diario di un territorio” di: Domenico Cornacchia, Narcisio Galiè, GabrieleVecchioni (Ed. Efesto, euro 28).
Nel libro si racconta “una 
Laga vera… fatta di persone e di memorie, di emozioni e di tradizioni…il cammino si sviluppa lungo antichi sentieri  e diventa un invito a osservare, ad ascoltare, a comprendere il legame profondo tra l’ambiente, la storia e la quotidianità..”
Abbiamo rivolto 
alcune domande agli autori.

Domenico, avete scritto in tre questo libro, di che cosa si tratta?

Il libro, come dice il titolo, racconta un itinerario che parte da Ascoli e arriva al Ceppo a piedi ed è suddiviso in quattro tappe. Le tappe prendono in considerazione tre comun : Ascoli, Valle Castellana e Rocca S. Maria nella provincia di Teramo, montagna e città sono state sempre collegate  solo dagli ultimi 50-60 anni questo legame si è spezzatoNel libro abbiamo cercato di “ricucire” questa riconnessione urbana e montana in un cammino che diventa esperienza, relazione, incontro. Si parte da Ascoli e si arriva al Ceppoche è il luogo per restituire lo sguardo più vero a queste montagne. Nel libro ci sono oltre 43 testimonianze dialpinisti, scultori, pastori, di tutte quelle persone che si incontrano lungo questo cammino, ma anche di chi ha abitato questi luoghi. Ci sono due prefazioni nazionali che sono di StefanoArdito( giornalista, scrittore e conduttore televisivo), e Paolo Piacentini (esperto tecnico per la promozione dei Cammini storico-culturali)motivo di orgoglio per noi perché significa che hanno apprezzato il lavoro Prendiamo in considerazione diversi argomenti: fauna, flora, gastronomia, aspetto socio-culturale, tutto quello  ha un territorio che delle volte è sconosciuto . Perché da Ascoli al CeppoPerché è un collegamento naturale del fiume Castellano che nasce al Ceppo e arriva ad Ascoli Piceno.  Nel libro c’è un apparato iconografico importante, tante foto sono le nostre e tante altre di persone che amano questi luoghi.

Narcisio Galiè,cosa è rimasto nel suo cuore della presenza umana in questo territorio

A me è rimasto nel cuore quello che definisco l’abbandono del teramano, quindi di questi paesi abbandonati, che sono testimonianza di un passatose non interveniamo perdiamo la memoria storica. Abbiamo visitato paesi come Valle Piola, Valle Pezzata, LaturoBisogna mantenere viva  la presenza di queste strutture che possono raccontare tanta storia. Penso ai briganti e ai pastori che cercavano di difendere la propria storia, ci sono tanti aneddoti  sulla vita di queste popolazioni.  Siamo rimasti colpiti, quando siamo andati a Valle Pezzata vicino Matterein una casa una persona aveva lasciato scritto una poesia, era un canto d’amore per la sua terra che lasciava anche se per cercare una vita migliore: “Benvenuti nel paese degli gnomi, fate e magarò…Straniero rispetta questo posto perché ogni pietra, ogni casa ha una sua storia di gioia, sudore e morte…”

Gabriele Vecchioni, ci  racconta il paesaggio?

La Laga noi la conosciamo come un posto naturalistico cascate, boschi, e viene sempre  considerata una montagna minore e bassa, in realtà ci sono vette che superano i cinquemila metri Nei paesi della Laga mancano le fortificazioni perché era difficile arrivarci, zona povera  neanche interessante da conquistare, c’erano solo alcune torri, ancora oggi sono rimaste a S. Vito e Santa Rufina. Abbiamo raccontato che il torrente Castellano veniva usato per trasportare il legname, cosa rara perché questo avveniva solo in Trentino in Veneto ma non da noi.  Nel Castellano avveniva la fluitazione del legname, partiva dalla provincia di Teramo(Pietralta, Bosco Martese) e arrivava ad Ascoli: veniva tagliato e affidato alle acque, lungo il percorso c’erano i boscaioli esperti ( sentinelle) che avevano il compito di controllare che tutto andasse per il verso giusto. Il viaggio terminava a Porta Vescovo, sotto i palazzi della curia vescovile. La forza dell’acqua aiutata dalla pendenza dell’alveo fluviale, scuoteva le rive  e insieme alla legna portava via tutto quello che incontrava sul suo cammino. I fusti venivano trasportati con incredibile velocità fino al punto di arrivo previsto. In questo libro abbiamo voluto unire natura e segno dell’uomo.  Abbiamo cercato di dare una visione completa del territorio, io e Narciso abbiamo sempre scelto di raccontare non solo la natura ma anche la presenza dell’uomo.Penso  che bisognerebbe fare qualcosa per non perdere la Memoria”. Noi abbiamo raccontato, il resto dovrebbero farlo altri: strade, sistemazione delle case, incentivi per far vivere i giovani in questi luoghi. Non è un libro ambientalista ma è la memoria del territorio, siamo interessati al territorio c’è passione, tutti quelli che abbiamo avvicinato hanno creduto nel nostro progetto

Domenico Cornacchia  vive a Santa Rufina (Valle Castellana, alla sua terra ha dedicato “Resto qui” (Efesto ed.)alla formazione scientifica affianca una forte sensibilità per la natura e gli animali. Viaggiatore curiosoe instancabile, nella scrittura ha raccontato il legame con la sua terra.

Gabriele Vecchioni e Narcisio Galiè sono autori di articoli e guide escursionistiche sui Monti Gemelli , il Velino-Sirente e località dell’Italia centrale. Hanno collaborato con riviste e progetti di educazione ambientale.

ANNA BRANDIFERRO