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La partita si riapre davvero. Oltre 14mila pescaresi saranno richiamati alle urne e potranno riscrivere il verdetto delle elezioni comunali 2024, quelle che hanno riconfermato Carlo Masci sindaco al primo turno grazie al 50,95% dei consensi, evitando così il ballottaggio. A stabilirlo è la sentenza del Consiglio di Stato, che chiude il contenzioso amministrativo e riforma parzialmente quanto deciso in precedenza. Non si tornerà al voto in tutta la città – come chiedeva l’opposizione – e non saranno 27 le sezioni coinvolte, come aveva stabilito il Tar in primo grado: il nuovo appuntamento elettorale riguarda infatti 23 sezioni.

VERSO IL VOTO BIS: LE DATE POSSIBILI

La data non è ancora ufficiale, ma le ipotesi sul tavolo sono tre. La prima – ritenuta al momento la più probabile – è quella dell’8 marzo, pienamente dentro la finestra dei 60 giorni prevista dalla legge. Seconda opzione il 15 marzo, al limite del termine. Più defilata, ma ancora in valutazione, l’idea di accorpare il voto pescarese al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, superando la scadenza per ragioni di contenimento dei costi: in quel caso, se si votasse l’8 marzo, il referendum potrebbe diventare la data utile anche per un eventuale ballottaggio. La decisione finale spetta al Ministero dell’Interno, di concerto con Prefettura e Tribunale.

LA SENTENZA: “ERRORI NON EMENDABILI” E “VIZI SOSTANZIALI”

Nelle motivazioni, i giudici della Quinta sezione di Palazzo Spada parlano di “dubbi sulla genuinità ed affidabilità del risultato elettorale”, pur senza evidenziare una regia dolosa. In più passaggi vengono richiamati “errori non emendabili”, un “notevolissimo disordine nella verbalizzazione” e anche il caso di “una scheda in più nell’urna”, definita un “vizio grave e sostanziale”.Il punto centrale è che il Consiglio di Stato conferma la necessità di un’analisi puntuale, “sezione per sezione”, annullando le operazioni elettorali soltanto dove non è stato possibile ricostruire in modo attendibile la volontà del corpo elettorale.Spiegato anche perché non si procede con l’annullamento totale del voto cittadino: sulla cosiddetta “prova di resistenza”, i giudici affermano che non si può dire con certezza che l’annullamento parziale sia ininfluente sull’esito finale, vista la ridottissima distanza che ha consentito a Masci di vincere al primo turno.

DOVE SI RIVOTA: LE 23 SEZIONI COINVOLTE

Su 170 sezioni complessive, vengono confermati “vizi sostanziali” in 23, tre delle quali speciali (una ospedaliera). Si tratta delle sezioni:

25, 28, 31, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 51, 55, 57, 71, 73, 74, 78, 89, 95, 117, 137, 157, 166 e 169.

Qui sono iscritti gli oltre 14mila elettori chiamati a tornare al voto. Nel 2024, tra loro Masci ha raccolto circa 4.300 voti, mentre Carlo Costantini (centrosinistra) si è fermato intorno ai 3mila. Un eventuale spostamento di poche centinaia di schede potrebbe bastare a far scattare il ballottaggio, e da lì riaprire completamente lo scenario politico cittadino.

IL CENTRODESTRA: “AMAREZZA, MA TORNIAMO SUBITO ALLE URNE”

Il sindaco Masci, pur dicendosi amareggiato per “errori formali indipendenti dalla sua persona e dalla coalizione”, chiede che si voti nel più breve tempo possibile: la priorità dichiarata è garantire stabilità amministrativa e non bloccare progetti e cantieri già avviati. Accanto a lui tutto il centrodestra. Il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri parla di pronunciamento “ridotto al ribasso” rispetto al Tar e rilancia: “Masci vincerà di nuovo”. Anche il governatore Marco Marsilio invita alla tranquillità, sostenendo che nulla inficia il lavoro dell’amministrazione.I coordinatori regionali dei partiti di coalizione (FdI, FI, Lega, Udc, Noi Moderati) sottolineano che gli appelli dell’opposizione per estendere il voto a tutta la città sono stati rigettati, ma avvertono anche sugli effetti organizzativi: dal 2024 a oggi il corpo elettorale è cambiato tra nuovi maggiorenni, deceduti e cambi di residenza.

IL CENTROSINISTRA: “FATTO GRAVISSIMO, NON UN DETTAGLIO TECNICO”

Durissima la replica di Carlo Costantini e dei consiglieri comunali del centrosinistra e delle liste civiche: per loro il Consiglio di Stato ha confermato “l’impianto e la gravità dei fatti” accertati dal Tar. Ridurre le sezioni da 27 a 23, sostengono, non cambia la sostanza: “in 23 sezioni il processo elettorale è stato compromesso”. Costantini parla di un margine risicatissimo e considera la partita apertissima: Masci avrebbe evitato il ballottaggio per poche centinaia di voti. Da qui l’annuncio di una campagna elettorale di circa due mesi in cui, secondo l’opposizione, nulla è scontato. Il deputato Luciano D’Alfonso (Pd) definisce la sentenza “una valanga di pensiero e considerazioni” e collega la vicenda elettorale anche al percorso della Nuova Pescara, sostenendo che la decisione rafforza la necessità di traghettare la città verso la fusione entro il 1° gennaio 2027. Sul fronte civico, Domenico Pettinari parla di “ferita profonda alla democrazia” e annuncia la sua ricandidatura. Infine la presa di posizione del M5S con Erika Alessandrini, che accusa il centrodestra di minimizzare: “Se si torna al voto è perché la volontà popolare non era ricostruibile, non per un semplice errore di verbale”.Ora la scena passa alle urne: in 23 sezioni, Pescara torna a votare. E il verdetto potrebbe cambiare.

Stamattina sia a destra che a sinistra scattano le conferenze stampa di Masci e Costantini.