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PHOTO-2026-01-15-17-59-00.jpgGli impianti di risalita tornano ufficialmente nella disponibilità della GST, la società pubblica Gran Sasso Teramano. Tuttavia il rientro in possesso non è avvenuto senza intoppi: l’ex gestore Marco Finori, infatti, ha rifiutato di consegnare le chiavi dei locali dove sarebbe custodita la documentazione relativa ai beni e alle manutenzioni svolte negli ultimi anni di gestione in concessione. Il diniego, che - come detto in un precedente articolo - è stato motivato dalla mancata effettuazione della prova in contraddittorio sul funzionamento dell'impianto, che è certificazione di garanzia, ha provocato un intervento operativo per poter accedere agli ambienti. Per entrare nei locali è stato necessario l’intervento degli operai, chiamati a consentire l’apertura e il recupero degli spazi interessati. Presente anche l’ufficiale giudiziario, che si è riservato di redigere e consegnare nella giornata di domani il verbale dell’accaduto. L’operazione dovrà essere ripetuta domani anche a Prato Selva, nel comune di Fano Adriano, dove si procederà con le stesse modalità. Una situazione inattesa, ma che non cambia l’esito complessivo della procedura: gli impianti di risalita sono tornati in possesso della società pubblica GST, segnando un passaggio decisivo nel riassetto della gestione sul versante teramano del Gran Sasso.  Domani si tornerà ai Prati di Tivo per le prime verifiche sul posto, con un obiettivo prioritario: accertare la presenza e la completezza delle certificazioni degli impianti, dai documenti originari “di nascita” fino a quelli più recenti. Carte fondamentali per ricostruire l’intera storia tecnica e manutentiva delle infrastrutture e per consentire l’avvio regolare delle procedure necessarie alla riattivazione. Il rischio, però, è concreto: se la documentazione non dovesse essere disponibile, la Provincia sarebbe costretta a ricominciare tutto daccapo. Un’eventualità che comporterebbe inevitabilmente un ulteriore slittamento dei tempi: si parla di almeno due mesi di ritardo, con conseguente riapertura posticipata oltre la finestra indicata. Non solo. In caso di mancanza delle certificazioni, il presidente Camillo D’Angelo non ha escluso un possibile coinvolgimento della magistratura. L’ipotesi di rivolgersi alla Procura è stata infatti indicata come opzione concreta qualora venissero riscontrate assenze o irregolarità nella documentazione, considerata indispensabile per garantire sicurezza e tracciabilità delle manutenzioni. Da parte sua, Finiori, ha già avviato la messa in mora della Gst e, in mancanza di riscontri, tra cinque giorni potrebbe presentare l'istanza di fallimento. 

Qui l’integrale del presidente Camillo D’Angelo