
L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 non è un evento riservato alle istituzioni, ma una chiamata collettiva. Un progetto che riguarda “la collettività, la comunità, L’Aquila, la provincia, la Regione” e che rappresenta “un’opportunità e una occasione di crescita nella conoscenza e nell’incontro”. È il messaggio affidato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia inaugurale dell’anno aquilano da Capitale della Cultura, trasformando il riconoscimento in una prospettiva più ampia: non soltanto un titolo, ma un percorso che chiede partecipazione, responsabilità e visione. Nel suo intervento, il Capo dello Stato ha voluto rimarcare la natura inclusiva e condivisa dell’investitura, invitando la città e il territorio a vivere questo anno come occasione di costruzione di legami, di ampliamento degli orizzonti e di rafforzamento della propria identità. Un passaggio particolarmente rivolto alle nuove generazioni: “Un augurio a tutti gli aquilani e i giovani affinché possano trarre stimoli e valori da porre a frutto per il futuro delle loro comunità”. Parole che risuonano con forza anche alla luce della storia recente del capoluogo abruzzese. L’Aquila, ferita dal terremoto e protagonista di un lungo cammino di ricostruzione, si trova oggi davanti a una nuova sfida: far vivere pienamente la rinascita attraverso la cultura come leva di futuro. Ed è proprio su questo fronte che Mattarella ha posto l’accento, definendo la cultura “motore e collante delle civiltà”. Ma l’intervento del presidente della Repubblica ha ampliato lo sguardo ben oltre i confini locali, collegando il valore della cultura alla fase difficile attraversata dal mondo contemporaneo. “L’immenso valore della cultura risalta ancor di più in questo periodo storico”, ha detto Mattarella, richiamando l’instabilità globale e le tensioni internazionali: “in un mondo dove sono molteplici i motivi di preoccupazione, guerre, volontà di dominio sugli altri, strategie predatorie che pensavamo archiviate dal Novecento sono riapparse con il loro carico di morte e devastazione”. In questo contesto, la cultura diventa per il Capo dello Stato un presidio essenziale contro i conflitti, un terreno comune capace di contrastare chiusure e violenze: “La cultura è strumento principe di convivenza, dialogo, di impegno e ricerca comune e dunque di pace”. Un messaggio netto, che colloca L’Aquila 2026 dentro un orizzonte civile più vasto: la cultura non come ornamento, non come semplice calendario di iniziative, ma come spazio di incontro, crescita, consapevolezza. Un anno che, nelle parole del presidente della Repubblica, può diventare per la città e per il territorio un laboratorio di valori condivisi, capace di generare futuro e contribuire a un’idea di Italia e di Europa fondata sul dialogo. L’Aquila si prepara così a vivere il 2026 con un mandato ambizioso: trasformare un riconoscimento nazionale in energia collettiva e in una traccia duratura. Un’occasione che, come ha ricordato Mattarella, appartiene a tutti.

