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CARLOANTONETTISEDEMentre sabato scorso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e le più alte cariche dello Stato inauguravano “L’Aquila Capitale della cultura 2026”, riconoscimento e progetto per il quale vanno formulati i migliori complimenti al sindaco Pierluigi Biondi e all’intera città, a Teramo – secondo l’opposizione – si apriva l’ennesimo anno segnato da chiusure e ritardi proprio sui luoghi simbolo della cultura. A denunciarlo con toni durissimi è Carlo Antonetti, capogruppo di opposizione in Consiglio comunale, che in una nota contrappone l’immagine dell’Aquila in festa a quella di Teramo, dove il sindaco Gianguido D’Alberto avrebbe inaugurato il 2026 con la “Tombolata teramana” in Piazza Martiri, evento che Antonetti definisce rispettabile ma che, a suo giudizio, diventa emblema di una gestione «avvilente e deprimente» della cultura cittadina. Nel mirino dell’esponente dell’opposizione finiscono in particolare le scelte amministrative sugli spazi culturali, con un’accusa politica netta: Teramo, città capoluogo, continuerebbe a non disporre di un teatro pienamente funzionante e non consentirebbe ai cittadini di usufruire del Museo archeologico e dei suoi percorsi, ancora chiusi. Una situazione che Antonetti attribuisce a una gestione che definisce priva di visione e basata su «finanziamenti a pioggia», elargiti – sostiene – «senza un filo conduttore e senza alcun criterio sistemico, strategico e logico», per iniziative che ogni anno costerebbero «diverse centinaia di migliaia di euro». Tra i punti centrali della contestazione c’è il capitolo del Cine-teatro comunale, chiuso da oltre due anni. Antonetti annuncia che tornerà presto sulla questione, ma intanto rilancia un altro tema: quello del teatro provvisorio al Parco della Scienza, intervento che il sindaco avrebbe definito «non edilizio ma di allestimento» e «alternativo», ma che secondo l’opposizione è rimasto fermo nonostante lo stanziamento di 750 mila euro già da un anno e nonostante l’annuncio pubblico della conclusione prevista per l’autunno 2025. «Il Comune – attacca Antonetti – non è ancora riuscito a realizzarlo, malgrado i soliti annunci bugiardi e la solita prosopopea e spregiudicatezza del sindaco». I ritardi, prosegue, avrebbero avuto ricadute pesanti anche sugli eventi e sulle istituzioni culturali cittadine: la Società della Musica e del Teatro “Primo Riccitelli” sarebbe stata costretta ancora una volta a svolgere la stagione teatrale negli spazi dell’Università, con un ringraziamento esplicito al rettore Christian Corsi, mentre altre manifestazioni avrebbero dovuto ripiegare su soluzioni di fortuna, tra cui il Premio di Venanzio ospitato in un tendone allestito in Piazza Martiri, con conseguente «lievitazione dei costi». Antonetti punta poi il dito anche sulla mancata progettualità del Comune in relazione alla Cittadella della cultura dell’ex manicomio, dove il sindaco – sostiene – avrebbe «dormito», senza proporre e condividere alcunché all’interno del progetto e «non toccando palla». Da qui l’affondo politico finale: per l’opposizione, Teramo sarebbe diventata la «Capitale della cultura 2018-2026 dei ritardi, delle bugie, dei piccoli orizzonti e del comunalismo», una gestione che Antonetti definisce non solo miope, ma anche incapace di interpretare la cultura come quel «motore» e «collante della civiltà» richiamato dallo stesso Presidente Mattarella. La nota si chiude con una domanda provocatoria rivolta all’amministrazione: «Quante ne dovremo vedere ancora?».