Vendita dilazionata su più anni, con una rata conclusiva a chiudere definitivamente l’operazione. È la formula messa sul tavolo nel corso della riunione di ieri per l’ingresso del MoTe nella sfera della TeAm, passaggio considerato propedeutico alla nascita del gestore unico provinciale dei rifiuti previsto dalla riforma regionale. A confrontarsi sono stati Sergio Saccomandi, presidente della TeAm (società che fa capo al Comune di Teramo), e Ivan Di Cesare, amministratore del MoTe, che garantisce raccolta e smaltimento per una decina di comuni dell’entroterra. All’inizio le ipotesi erano: la fusione, ritenuta però difficilmente percorribile perché avrebbe portato alla creazione di una terza società erede delle altre due, oppure l’acquisizione diretta del MoTe da parte della TeAm o il fallimento con i libri in tribunale. Nel dibattito, però, è spuntata una quarta via: una cessione graduale, simile a un leasing. In concreto, la TeAm verserebbe una quota annuale per un periodo di medio termine e arriverebbe al trasferimento completo del MoTe con un pagamento finale, una sorta di saldo a conclusione del percorso. È questa, a grandi linee, la proposta che Di Cesare dovrà portare all’assemblea dei soci convocata per domani pomeriggio. In quell’occasione saranno chiamati anche i rappresentanti delle amministrazioni comunali, a partire da quella teramana che detiene la maggioranza delle quote pur non usufruendo dei servizi di igiene ambientale. L’invito è rivolto a tutti perché, per rendere l’operazione solida, serve la garanzia che nessun Comune si sfili in corsa, con l’effetto di depotenziare l’intera manovra. Per il MoTe, inoltre, la partita è legata a scadenze ravvicinate. La società è stata ammessa al concordato preventivo e entro il 6 febbraio l’amministratore dovrà depositare in tribunale il piano operativo. Nel documento dovrà quindi essere indicato anche l’esito – o almeno l’evoluzione – della trattativa con la TeAm. Un accordo rappresenta di fatto l’unica ancora di salvezza per il MoTe, che deve fare i conti con un indebitamento che si aggira sui sei milioni di euro. Il mancato via libera alla cessione aprirebbe lo scenario del fallimento. La vicenda si intreccia inoltre con il ruolo di Ruzzo Reti e con l’ipotesi di una società multiservizi per la gestione integrata di acqua e rifiuti. Non a caso, prima del faccia a faccia tra MoTe e TeAm si è svolto un incontro tra Saccomandi e la presidente della Ruzzo Reti, Alessia Cognitti, al quale hanno partecipato anche il sindaco Gianguido D’Alberto e il consigliere regionale Giovanni Cavallari. Quest’ultimo, secondo quanto trapela, non sarebbe affatto convinto dell’operazione che porterà il MoTe sotto la TeAm (e fa molto bene a non esserne convinto): i dubbi riguardano soprattutto il peso della situazione contabile della società in concordato. Dalle ultime comunicazioni dell’amministratore ai soci, tuttavia, i conti sarebbero tornati in equilibrio, con l’arresto dell’emorragia finanziaria. A incidere sarebbe stato l’aggiornamento delle quote versate dai Comuni, che fino a non molto tempo fa corrispondevano importi non allineati ai costi reali dei servizi svolti. Resta però il nodo principale: il debito accumulato, che continua a gravare sul futuro del MoTe. La via giusta, forse, era davvero il fallimento come venitilato da diversi sindaci e non se ne comprende al momento i motivi di mettere in atto un leasing tipo acquisto per le auto, qui si parla di ben altro.

