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salvini.jpegMatteo Salvini ha chiuso la kermesse della Lega “Idee in movimento”, a Rivisondoli, in Abruzzo, con un lungo intervento a tutto campo che ha toccato tecnologia, identità del partito, rapporti con gli alleati, guerra in Ucraina, libertà di espressione e temi sociali. Un discorso dal forte taglio identitario, nel quale il segretario del Carroccio ha ribadito autonomia politica, centralità della base e continuità della leadership. Nel passaggio iniziale, Salvini ha elogiato Armando Siri per il suo approccio al tema dell’Intelligenza artificiale: “Un applauso ad Armando Siri che con la sua lucida follia anima e fa scorrere un po’ di sangue nelle vene e nelle arterie. L’intelligenza artificiale non va guardata come uno spauracchio, ma capita e accompagnata, altrimenti perdiamo la lucidità di pensiero. Non voglio un futuro in cui devo chiedere a ChatGPT come prendere il caffè. Prima dell’algoritmo vengono sempre l’anima, il cuore e la mente dell’essere umano, altrimenti anche i partiti non servirebbero più”. Salvini ha poi rivolto un messaggio a chi valuta di lasciare la Lega: “La storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla”. Un concetto rafforzato con una metafora: “È come quando vai in montagna con uno zaino troppo pesante: in vetta non ci arrivi. Dentro ci devono essere le cose necessarie, non la Playstation. La Lega non ha bisogno di pesi improduttivi”. Il leader leghista ha rivendicato la specificità del partito: “La forza della Lega è la concretezza, la capacità di trasformare un voto e un’idea in azione”. A sostegno di questa tesi ha citato il voto del Parlamento europeo sul Mercosur e alcune misure fiscali come la rottamazione quinquies delle cartelle.salvini2.jpeg617600998_1629933221379751_6080413163894589636_n.jpg621689421_1629932894713117_2336369658541523408_n.jpg620146497_1629938774712529_3271232243276634032_n.jpgSul rapporto con gli alleati di governo, Salvini ha ribadito di trovarsi bene con Giorgia Meloni e con la maggioranza, ma ha precisato che “la Lega è la Lega”. E ha aggiunto: “Non siamo una caserma, siamo famiglia e comunità. La forza non è il capitano, ma la truppa, il popolo, le idee”.

Non sono mancate critiche alla stampa, accusata di alimentare ciclicamente voci su un cambio di leadership. Salvini ha ironizzato osservando che, negli anni, “non è cambiato il segretario ma l’editore di chi annunciava il cambio”.

Ampio spazio anche alla guerra in Ucraina. Rivolgendosi idealmente al presidente Zelensky, Salvini ha affermato: “Sta perdendo la guerra e la credibilità. Firmi l’accordo di pace prima possibile. Deve scegliere tra una sconfitta e una disfatta”. Secondo il leader leghista, nel recente decreto Ucraina “per la prima volta la difesa dei civili ha avuto priorità sulle armi”.

Sul piano dei temi sociali, Salvini ha ribadito la contrarietà a “woke, gender e asterischi”, sostenendo che “la famiglia fondata sull’unione tra un uomo e una donna è quella che garantisce il futuro della società”. Dichiarazioni accolte da applausi in sala.

Tornando alle polemiche sul suo incontro con Tommy Robinson, esponente dell’estrema destra britannica, Salvini non ha fatto passi indietro: “Sulla libertà di parola e di pensiero siamo l’unico partito che ha votato contro la legge bavaglio. Ma potrò incontrare chi fico secco voglio incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno, con rispetto?”.

In chiusura, l’annuncio politico: una manifestazione a Milano il 18 aprile, in piazza Duomo, “per la remigrazione”. Salvini ha parlato di una mobilitazione con la presenza di delegazioni da diversi Paesi europei “nel nome della protezione dei nostri valori e della cultura occidentale”.