

Separare le carriere tra magistrati giudicanti e requirenti per garantire un giudice davvero terzo e rafforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia. È questa la linea sostenuta dal comitato Sì Separa in vista del referendum costituzionale sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, che questa sera è stato protagonista a Teramo di un affollatissimo incontro all’Acquamarina, promosso dal consigliere regionale Paolo Gatti. Dopo i saluti degli ospiti istituzionali, ovvero l’assessora regionale Tiziana Magnacca e il Sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, e l’introduzione dello stesso Paolo Gatti, il palco ha ospitato il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto e il presidente del Comitato Sì Separa, Gian Domenico Caiazza, già presidente delle Camere Penali Italiane dal 2018 al 2023, nonché avvocato di Enzo Tortora e Marco Pannella. Secondo il Comitato “Sì Separa”, l’attuale sistema – che prevede un’unica carriera per giudici e pubblici ministeri – non assicura in modo pieno la percezione di imparzialità. La distinzione netta dei percorsi, sancita direttamente in Costituzione, viene presentata come uno strumento per rafforzare il principio della terzietà del giudice, cardine di ogni processo equo. Per Sì Separa, la riforma non rappresenta una frattura dell’ordine giudiziario, ma una chiarificazione dei ruoli. Il pubblico ministero continuerebbe a essere autonomo e soggetto solo alla legge, con l’obbligo di esercitare l’azione penale; il giudice, però, non condividerebbe più lo stesso percorso professionale, evitando ogni possibile ambiguità. La separazione, spiegano i sostenitori del SÌ, allineerebbe l’Italia a modelli già adottati in altri ordinamenti europei, dove accusa e giudizio appartengono a carriere distinte pur restando entrambe indipendenti dal potere esecutivo. Nel dibattito pubblico, Sì Separa insiste soprattutto su un punto: la fiducia. Non solo l’indipendenza reale della magistratura, ma anche la sua percezione da parte dei cittadini. Una distinzione più netta tra chi accusa e chi giudica, secondo i sostenitori del SÌ, renderebbe il processo più comprensibile e rafforzerebbe l’idea di un arbitro imparziale.

