Dieci anni fa, quando unitamente all’attuale Sindaco di Teramo eravamo consiglieri di opposizione,
combattemmo lungamente per sensibilizzare il Comune capoluogo all’eliminazione delle barriere
architettoniche, fino ad organizzare una manifestazione dove ci sedemmo sulle carrozzine per far
comprendere le difficoltà delle persone non deambulanti nell’accedere agli edifici pubblici e ai servizi
cittadini.
Gianguido D’Alberto dichiarò ripetutamente che avrebbe fatto di tutto per risolvere definitivamente il
problema e poco dopo, oramai 8 anni fa, è divenuto Sindaco della città.
Oggi apprendiamo che in Abruzzo solo due capoluoghi di provincia su quattro hanno approvato il
Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, come prescritto dalla legge del 1986 che ha
appena compiuto 40 anni: L’Aquila (a guida Fratelli d’Italia) lo ha fatto nel 2023 e Pescara (a guida
Forza Italia) nel 2024.
Chieti e Teramo sono guidate dal centrosinistra, ma nessuna delle due ha ritenuto di dover ancora
approvare il PEBA, e in spregio alle vigenti normative entrambe le città non hanno nemmeno risposto
alle richieste di accesso agli atti promosse dall’Associazione Luca Coscioni, che ha svolto l’indagine
sull’attuazione dei principi di accessibilità e inclusione previsti dalla Convenzione Onu, dalla
Costituzione e dall’obbligo di legge nazionale in vigore da quarant’anni.
Il centrosinistra è dotato di formidabile ipocrisia: quando e dove si trovi all’opposizione urla e si
straccia le vesti per chiedere e pretendere trasparenza, ma quando è al comando non garantisce
nemmeno la trasparenza obbligatoria sui siti istituzionali.
È noto che i Comuni capoluogo dispongano di maggiori risorse tecniche e amministrative rispetto a
quelli più piccoli, quindi se essi stessi sono refrattari all’adozione del PEBA, figuriamoci quanto
possano essere lontani dalla effettiva attuazione del piano di eliminazione delle barriere e dalla
realizzazione degli interventi previsti secondo le necessarie scale di priorità.
La discriminazione nei confronti delle persone disabili è odiosa e rappresenta una cartina di tornasole
della sensibilità umana e istituzionale: sotto questo profilo la sinistra dimostra quotidianamente lo iato
esistente da ciò che predica a parole e la realtà di ciò che concretamente mette in campo.
La difesa dei più deboli è uno slogan che oramai non appartiene più ai partiti e agli esponenti del
centrosinistra abruzzese, ma ancor più grave è il permanere delle illegittimità che si consumano
nell’immobilismo politico e nell’inerzia amministrativa, dato che la Giurisprudenza ha chiarito che
l’assenza dei PEBA non è una semplice carenza tecnico-normativa, bensì una lesione di diritti
individuali, sociali e civici.
Purtroppo i diritti all’accessibilità e all’eliminazione delle barriere fisiche e sensoriali non sono marginali,
ma al contrario sono il mezzo che hanno milioni di persone di vivere, muoversi, studiare e lavorare in
condizioni di pari dignità.
Calpestare le leggi è divenuta una cifra politica del centrosinistra e, cosa persino più grave, una cifra
culturale che si declina nell’avversione al tema dell’accessibilità, con casi estremi di nuove costruzioni
che addirittura ignorano i principi basilari di progettazione inclusiva, come pure segnalato
dall’Associazione Coscioni.
Affinché l’accessibilità diventi una realtà effettiva e prenda corpo non solo l’obbligo legislativo, ma la
concretezza dei diritti che l’ordinamento riconosce a tutte le persone disabili, sarà necessario cambiare
democraticamente la guida dei Comuni ipocriti e insensibili.
Il Consigliere Comunale
Maria Cristina MARRONI

