Scrutinio ancora in corso e risultati definitivi attesi nelle prossime ore, tra rallentamenti nelle operazioni di spoglio che, come spesso accade, stanno ritardando la proclamazione ufficiale fino a tarda sera. Intanto, però, i dati parziali già delineano un quadro chiaro, soprattutto nei comuni della provincia di Teramo. A emergere è un risultato che, almeno in parte, ribalta le aspettative della vigilia. La consultazione, fortemente caratterizzata sul piano politico – con il centrodestra schierato per il Sì e il centrosinistra prevalentemente per il No – restituisce invece un quadro più articolato, in cui il voto sembra aver seguito logiche meno prevedibili e spesso sganciate dagli orientamenti delle amministrazioni locali. A livello nazionale, con oltre 51mila sezioni scrutinate su circa 61mila, il No è avanti con il 51,77% contro il 48,23% del Sì. In Abruzzo, dove l’affluenza definitiva si attesta al 60,51%, il dato è in linea con il trend nazionale. La partecipazione è stata del 62,68% in provincia dell’Aquila, del 60,16% a Pescara, del 59,87% a Chieti e del 59,64% a Teramo. Nei capoluoghi si registrano percentuali più alte, con L’Aquila al 67,26% e Teramo al 64,26%. Nel Teramano, a scrutinio quasi ultimato, il No si attesta intorno al 53,18%, contro il 46,82% del Sì. Un risultato che trova conferma anche in diversi centri della Val Vibrata, ad eccezione di alcuni comuni come Martinsicuro, Sant’Egidio, Civitella del Tronto e Tortoreto. Non mancano però le sorprese. Ad Alba Adriatica, amministrata dal centrosinistra, prevale il Sì con il 52,45%. Stesso esito a Valle Castellana, guidata dal presidente della Provincia Camillo D’Angelo, dove il Sì raggiunge il 62,61%, e a Castelli, attualmente commissariato. Segnali inattesi arrivano anche da diversi comuni a guida centrodestra, dove il Sì era dato per favorito ma dove, invece, si registra un’inversione di tendenza. È il caso, tra gli altri, di Silvi, Atri, Notaresco e Montorio al Vomano. Il voto confermativo sulla riforma della giustizia – che non richiedeva il raggiungimento del quorum – riguardava modifiche a sette articoli della Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110), con interventi che puntavano, tra le altre cose, alla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti e all’istituzione di nuovi organi di autogoverno e disciplina. Se la forte politicizzazione del referendum è stata uno degli elementi centrali della campagna elettorale, i risultati parziali sembrano indicare un elettorato allineato agli schieramenti e orientato ideologicamente.

