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Una vittoria che va oltre il dato locale e assume un valore nazionale e politico. Il sindaco Gianguido D’Alberto commenta così il risultato del referendum, che a Teramo ha visto prevalere il “No” con il 53,17%, celebrato in Piazza Martiri insieme ai comitati. «È stata una risposta straordinaria dei cittadini, non solo a Teramo ma in tutta Italia. Questo è il grande risultato del referendum», ha dichiarato il primo cittadino, sottolineando il lavoro svolto dai comitati e il coinvolgimento diffuso della popolazione. Secondo D’Alberto, il significato più profondo del voto è chiaro: «Ha vinto ancora una volta la Costituzione. Una proposta che è stata smascherata nel corso della campagna referendaria: non era una riforma della giustizia, non migliorava l’efficienza del sistema e non interveniva realmente sulla separazione delle carriere». Il sindaco evidenzia come i cittadini abbiano compreso la posta in gioco: «Hanno capito che si trattava di una riforma che avrebbe peggiorato la carta costituzionale. Da qui un “No” forte, consapevole, partecipato, anche da parte di persone che solitamente non prendono parte al dibattito pubblico». Un risultato che, secondo il primo cittadino, ha anche una chiara lettura politica: «Senza ombra di dubbio è un voto politico. È stato il governo stesso a caratterizzarlo in questo modo e oggi la destra esce sconfitta. Una sconfitta netta, anche in Abruzzo e in tutte le città capoluogo». D’Alberto invita però a non banalizzare l’esito delle urne: «Non va strumentalizzato. Va analizzato con attenzione, perché indica una forte esigenza di partecipazione e di qualità nel dibattito democratico, soprattutto su temi fondamentali come la Costituzione e l’equilibrio dei poteri». Infine, lo sguardo si sposta sul quadro regionale e sulle prospettive del centrosinistra: «È il segnale di un elettorato solido, che chiede unità. Le forze che fanno parte del Patto per l’Abruzzo devono decidere da che parte stare. C’è bisogno di un’alternativa forte a questa destra di governo, nei metodi e nella visione delle istituzioni». Un messaggio chiaro, dunque, che guarda già oltre il referendum: «Dobbiamo essere all’altezza del segnale che ci hanno dato gli elettori, a livello nazionale e regionale. E dobbiamo farlo subito, con intelligenza».Screenshot_2026-03-23_alle_19.31.07.png