
Un risultato che non sorprende e che si inserisce perfettamente nel quadro nazionale. È questa la chiave di lettura offerta da Pancrazio Cordone, dei comitati “Giusto dire No” e “Società civile per il No”, insieme all’avvocato Manola Di Pasquale, commentando l’esito del referendum. Secondo i rappresentanti del fronte contrario alla riforma, il voto espresso dai teramani conferma una tendenza precisa: «Il dato cittadino è pienamente coerente con quello nazionale e ribadisce una chiara identità di centrosinistra». Una posizione che, spiegano, non riguarda soltanto il merito del quesito ma anche il contesto politico in cui si è sviluppata la consultazione: «Teramo ha saputo opporsi a un’impostazione muscolare del governo, che ha tentato di portare avanti una riforma senza un reale confronto e senza condivisione». Per Cordone e Di Pasquale, il segnale arrivato dalle urne è netto: i cittadini hanno scelto consapevolmente di respingere un’impostazione percepita come calata dall’alto, riaffermando il valore della partecipazione e del dibattito democratico. Uno scenario che, inevitabilmente, apre riflessioni anche sul piano politico locale e regionale.

