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Accesso Ciclabile BorsacchioNuova pesante censura per la Regione Abruzzo sulla gestione della Riserva naturale del Borsacchio. A sollevarla è il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che mette in discussione la legittimità della legge regionale con cui è stato drasticamente ridotto il perimetro dell’area protetta.

Il caso è stato al centro di una conferenza stampa organizzata a Pescara dall’Associazione Guide del Borsacchio e dal WWF Abruzzo. Presenti, tra gli altri, Marco Borgatti, Dante Caserta e l’avvocato Francesco Paolo Febbo, che assiste le associazioni nel ricorso pendente davanti al TAR Abruzzo.

Al centro della contestazione c’è la legge regionale n. 35 del 2025, con cui la maggioranza ha confermato il taglio della riserva da 1.148 ettari a poco più di 24, definendolo “provvisorio”. Ma per il Ministero si tratta di una scelta in contrasto con principi fondamentali: violazione della competenza statale in materia ambientale (articolo 117 della Costituzione), mancato coinvolgimento degli enti locali (articolo 118) e inosservanza della legge quadro sulle aree protette.

Nel mirino finisce l’intero impianto normativo. Secondo il parere dell’Ufficio legislativo, la Regione avrebbe modificato confini e norme senza attivare il necessario percorso partecipativo. Un vizio procedurale che, alla luce della giurisprudenza costituzionale, può rendere illegittima l’intera legge.

Non solo. Il Ministero ricorda anche un impegno formale assunto dalla stessa Regione nel marzo 2024: non intervenire sui confini della riserva prima della conclusione della procedura. Un impegno, evidenziano le associazioni, completamente disatteso.

Per WWF Abruzzo e Guide del Borsacchio si tratta dell’ennesima bocciatura, che conferma denunce portate avanti da anni e sostenute da oltre 600 associazioni e 32mila cittadini firmatari di una petizione. Le stesse criticità sono ora all’esame del TAR Abruzzo, con richiesta di rinvio alla Corte costituzionale.

Nel frattempo, però, gli effetti della riduzione della riserva sono già concreti. Il taglio di oltre il 98% del perimetro ha reso “aggredibili” aree prima protette, aprendo la strada a interventi edilizi. Ma se la legge dovesse essere dichiarata incostituzionale, gli effetti sarebbero retroattivi: autorizzazioni annullate e opere potenzialmente abusive, con il rischio di un caos amministrativo e urbanistico.

Per le associazioni la soluzione è una sola: approvare immediatamente il Piano di Assetto Naturalistico con il perimetro originario, dotare la riserva di un comitato di gestione e avviare finalmente una tutela concreta. Uno strumento già adottato dal Comune di Roseto degli Abruzzi e che, sottolineano, garantirebbe sia la protezione ambientale sia le attività tradizionali.

Continuare a ignorarlo, dopo oltre vent’anni, significa – accusano – perseverare in una linea già più volte censurata e ritenuta incostituzionale.

Nel mirino finisce anche la gestione politica della vicenda. Le associazioni criticano la scelta di istituire nuove commissioni consiliari e chiamano in causa direttamente il presidente della Regione, Marco Marsilio, invitandolo ad affrontare la questione in modo definitivo e ad aprire un confronto che, denunciano, in sette anni non è mai stato avviato.

L’appello finale è chiaro: fermare il ridimensionamento della riserva e ripristinare legalità e tutela su un’area considerata di valore strategico per l’intero territorio abruzzese.