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GIGIRRIVA

L’Ostiamare approda in serie C, mentre Ancona e Teramo disputeranno gli ultimi novanta minuti per il secondo posto. Poi, la coda dei play-off, un seguito dal quale potrebbe sortire, considerato la condizione economica di molte società di serie C, l’auspicato ripescaggio. Gli aspetti burocratici del calcio non ci interessano. Anzi, riteniamo essi stessi il motivo per il quale, ancora una volta, non ci siamo qualificati per i prossimi mondiali. 

Ci piace il risultato scaturito, pur controverso ed amaro, dal campo di gioco. La giornata di ieri è stata amarissima, al di là di superficiali ostentazioni di relativa soddisfazione. Giampiero Boniperti affermava che vincere non è importante: è l’unica cosa che conta. 

Ripartiamo dalla torrida estate 2025. La società Teramo calcio immagina di fare un salto di qualità. Liquida il direttore sportivo della rinascita, Paolo D’Ercole, ed insedia un dirigente di lungo corso, Francesco Micciola. Viene allestita una squadra per tentare di vincere il campionato. Arrivano Sereni, Fall, Nanapere, Alessandretti, Bruni, il giovane e sconosciuto Salustri (il migliore del Teramo), Botrini, Milton Borgarello, Persano. Vengono confermati Torregiani, Pietrantonio, Angiulli, Pavone e Messori. Insomma, si punta decisamente a fare meglio della stagione precedente. Poi, dopo l’infortunio di Messori e l’arrivo del mercato invernale, si decide di chiamare l’all in: arrivano il fortissimo Carpani e l’attaccante Njambé. Teramo ci crede e la società mette a disposizione di mister Pomante una formazione molto più forte e costosa di quella vista all’opera nella stagione precedente. L’obiettivo, mai nascosto, è vincere il campionato. 

Su altre sponde, l’Ancona inizia la stagione tra mille difficoltà, incertezze e con un manipolo di giocatori. Ad ovest, la squadra biancoviola del municipio X acquisisce le prestazioni di un blocco di giocatori del Guidonia, neo approdata in serie C. Sino all’assestamento del mercato invernale, vi è un certo equilibrio tra Ostiamare e Teramo. Poi, la società biancorossa butta sul tavolo gli assi e pone le basi per vincere il campionato. Nel frattempo, la gestione del Bonolis è tornata in mano alla società, l’araldo storico è stato riacquisito, lo stadio si popola di migliaia di spettatori in casa, ma pure in trasferta i supporters del Diavolo sono, quando consentito, in tantissimi. La piazza attende il ritorno in C, fiduciosa, mai critica, anzi entusiasta. La società, i tifosi, le istituzioni hanno fatto il loro dovere. Ora, tocca al mister, allo staff e ai calciatori. Difficilmente, così tanti fattori si muovono nella stessa direzione, nel gioco del calcio. 

L’Ostiamare accusa la pressione ed inciampa, mentre l’Ancona si fa sotto in onore della propria storia. Il Teramo, per tutta risposta, inizia a macinare punti, sino a meritare la prima posizione. Poi, qualcosa si inceppa. Gli analisti del pallone notano un calo fisico oppure un non convicente 3-4-2-1, qualcuno inizia a criticare Sereni, altri Njambé perchè non sarebbe una punta (nove reti in mezzo campionato), altri invocano il tribuno Fall, altri non comprendono perché a turno siedano in panchina Angiulli o Carpani. Insomma, è il segnale che qualcosa non sta funzionando. La partita decisiva è quella casalinga contro l’Ostiamare e non quei pareggi assurdi contro le piccole formazioni in cerca di un punticino. E’ quella la gara che deciderà la stagione. Lo sanno pure i primi calci dei settori giovanili. Il Teramo non la vince, anzi – sotto di due reti – riesce a pareggiarla ad un minuto dalla fine. Sul due a due, l’Ostiamare fallisce la rete della vittoria, dopo che mister Pomante, una volta ottenuto il pareggio, mette fuori una punta e butta dentro un difensore. Un segnale eloquente. Nella profezia che si autoadempie di Robert Merton, la vittoria dell’Ostiamare si cementa proprio in quel momento lì. Il sussulto di Ancona riaccende qualche speranza, ma poi i pareggi contro il Termoli e contro la Recanatese fanno comprendere, una volta per tutte, che al Teramo di quest’anno è mancata la personalità, quella dei vincenti. Nel gioco del calcio, tale fattore è decisivo, più della bravura tecnica dei calciatori, molto di più delle fesserie tattiche, più della preparazione atletica. Ai biancorossi, è mancata la caratura psicologica. Altrimenti, non vinci ad Ancona in quel modo e poi impatti contro nidiate di ragazzi. Su questo fronte, comunque vada, la società dovrà necessariamente riflettere. Tra la bravura e la garra, noi opteremmo sempre per la seconda, purché sia contemperata dall’assenza di ansia, dalla lettura psicologica della truppa, dalla necessaria autostima. Il Teramo questo campionato lo ha perso. Nonostante fosse, nettamente, la squadra più attrezzata del girone. Va bene. Cambiamo l’assioma. Il Teramo questo campionato non l’ha vinto. E non per meriti altrui. Quei dieci pareggi, otto al netto delle gare contro l’Ostiamare, la dicono lunga. Si è fatto tardi. Di questa stagione parleremo ancora. Con amarezza e lucidità. 
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